Alepuzio

La risolutezza sorge soltanto per un atto dell'intelligenza che, divenuta conscia della necessità del rischio, con questa necessità determina la volontà. Carl von Clausewitz, generale prussiano
giovedì, 11 settembre 2008

11 SETTEMBRE - OGGI COME ALLORA

Riporto integralmente un articolo sull'11 settembre dal sito italiano dell'Oggettivismo (corrente filosofica impostata dalla romanziera Ayn ricordo dell'attentato del 11-09-2001Rand)




Il significato delle Torri Gemelle

di Marco Faraci

 


L'11 settembre 2001 è una di quelle date che ricorderemo. La violenza terrorista si è scatenata con un'inaudita ferocia rubando la vita a migliaia e migliaia di persone.

I terroristi hanno scelto il WTC perché lo consideravano un simbolo dell'America. Ed in effetti lo era. Non era, però, un simbolo istituzionale, come invece il Pentagono. Il WTC rappresentava qualcosa di ancora più forte. Era un simbolo della società civile americana.

Non era un simbolo del potere politico. Bensì Bensì dell'America che lavora, che produce, che realizza, che ama, che spera, dell'America che vive.

Ed alla filosofia del mercato e della vita che i terroristi hanno purtroppo opposto quella della violenza e della morte . 


Ayn Rand, romanziera e filosofa capitalista, ben coglieva il significato simbolico di grattacieli come il World Trade Center.

"In America - scriveva - le energie umane non sono state espropriate allo scopo di edificare monumenti e progetti pubblici, ma sono usate spese per promuovere il benessere privato, personale ed individuale dei singoli cittadini. La grandezza americana sta nel fatto che i suoi veri monumenti non sono pubblici.

Il profilo di New York rappresenta un monumento di uno splendore che nessuna piramide né alcun palazzo potranno mai raggiungere. Eppure i grattacieli di New York non sono stati costruiti con i fondi pubblici, ma sono stati eretti dall'iniziativa e dalla ricchezza di singoli individui ai fini di profitto privato. E invece di impoverire la popolazione, questi grattacieli, man mano che si innalzavano ad altezze sempre maggiori, hanno continuato ad aumentare il livello di vita delle persone".


Il World Trade Center era un simbolo di pace, prosperità e di libero mercato. Era il simbolo di tutto quello che di grande e di eroico gli uomini sono capaci di realizzare quando decidono di rapportarsi gli uni con gli altri sulla base del libero scambio. Quando scelgono il mercato anziché l'uso della forza quale loro codice morale.

Solo in assenza di coercizione politica, solo in assenza di fili spinati e di baionette, la mente umana è in grado produrre e di innovare. E l'America ha saputo essere quel "benevolent universe" nel quale per la prima volta queste condizioni si sono realizzate.


E' innegabile che l'attentato dell'11 settembre poggi le sue radici culturali nell'antiamericanismo ideologico, un antiamericanismo che molti - anche nel nostro paese - cercano di giustificare, almeno in parte, sulla base degli errori (veri o presunti) dell'America. L'America certo non è perfetta. Né tantomeno lo è il suo governo. Ma i nemici dell'America non la odiano per i suoi errori o per i suoi vizi, ma la odiano proprio per le sue virtù. La odiano perché rappresenta, in primo luogo ai loro occhi, alcuni principi fondamentali, quali il diritto alla vita, alla libertà, alla libertà ed il diritto a perseguire la felicità.


Le tragiche immagini dell'11 settembre ci resteranno sempre negli occhi. Ma ci sono altre immagini che non dimenticheremo mai. Altre immagini che ci resteranno sempre nel cuore. Quelle dei 28 anni in cui quelle Due Torri si sono stagliate forti, pacifiche ed orgogliose contro il cielo di New York in nome dell'America e del Capitalismo Laissez-Faire.


 

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lunedì, 28 gennaio 2008

Antifona delle libertàanthem


E'uscito dalla casa editrica LiberiLibri (che il panorama editoriale italiano che la preservi ancora a lungo) un romanzo corto (86 pagine) della romanziera Ayn Rand: origine russa ma di cultura libertaria.

Cosa ha di eccezionale questo libro? 13 euro per un centinaio di pagine sembrano troppe se si concorda con l'idea che la cultura sia da vendere un tot all'etto (la battuta è di Franco Battiato).

L'ho comprato sabato e me lo sono letto tutto d'un fiato la sera stessa ("Non è colpa mia/ se le pedane sono piene di scemi che si muovono//" nella canzone "Up patriots to Arms" sempre citando il grande Battiato: mannaggia che vota la parte opposta :)).

L'introduzione è stata scritta da Gianfranco de Turris, giornalista che in passato si è occupato dei punti di riferimento culturale della Destra (Julius Evola, H.P. Lovercraft, ...): all'inizio risulta un po' difficile ma riesce perfettamente nell'intento di illustrare il pensiero di fondo della Rand.

Lo stile è molto semplice e diretto: essenzialmente è un monologo sulle azioni dell protagonista nel passato.




E' la storia di una liberazione.

Non la liberazione di un popolo.

Non la liberazione di un capo.

La liberazione di un uomo che segna il cammino per la liberazione dell'UOMO CHE VIVE.

In una società situata nel futuro ma che vive nel passato tecnologico (la candela è l'invenzione più recente) ogni uomo è uguale ad un altro uomo.

Ocio, non ogni uomo ha pari dignità e diritti di un altro ma che tutti sono trattati allo stesso modo. Ogni particolarità è bandita e criticata perchè TUTTI SONO UNO e UNO E' TUTTI.

Ovviamente qualcuno non si riesce ad allineare ma o è fatto fuori o da di matto ma quest oè secondario.


Come è stata creata questa parificazione estrema?

Abolizione dei nomi: se NOMEN OMEN (se il nome caratterizza la cosa chiamata e riconosciuta tramite esso) basterà eliminare i vari Alessandro, Luca, Marco, Mohammad, Francesca, Antonella, Rosamunda, Abdul e compagnia bella con nomi come

"UGUAGLIANZA"

"DEMOCRAZIA"

"INTERNAZIONALE"

"UNANIMITA'"

seguiti da un numero: 1, 3, 10, 34325,565665, etc..

La generazione di bambini non è libera ma è vincolata dalle decisioni di uffici preposti.

I bambini non conoscono i genitori, i genitori non sanno chi hanno creato: insomma, produzione fordista di esseri umani.

I bambini all'inizio vivono in apposite sezioni dove imparano l'ABC dell'uguaglianza, poi si specializzeranno a seconda...

-->delle loro preferenze?

-->di test psico attitudinali?

-->dei risultati di una lotteria?

Niente di questo: da un'altra città viene un vecchio che stabilisce quale sarà il lavoro di ogni ragazzo che gli parerà davanti.

Dopo essere stati designati i ragazi studiano per la loro professione e dai 15 anni lavorano, senza possbilità di cambiamento, fino ai 50 anni.

A questa età vengono messi forzatamente a riposo e si viene visti come fenomeni da baraccone: sempre in nome dell'uguaglianza, si intende...


Non mi dilungo oltre: ma cosa succede se un uguale scopre qualcosa (e gli altri uguali no) e la vuole mettere a servizio dei suoi uguali?

-->"E' benvisto"

-->"E' odiato"

-->"Visco e Padoa Scoppia impongono una tassa sullo sfruttamento dei neuroni perchè si è ottenuto qualcosa di non richiesto"


Ma chi è l'autrice?

Ayn Rand, pseudonimo di Alyssa Rosembaum (1905-1982), apparteneva alla borghesia russa che scappò dal proprio paese dopo la Rivoluzione d'Ottobre.

Si rifugiò negli Stati Uniti d'America e lì lavora nel mondo di hollywood in vari modi: nel 1943 pubblica il romanzo "The  Fountainhead" (da cui l'omonimo film con Gary Cooper e King Vidor).

10 anni dopo, con il libro "Atlas Strugged", abbandona la pura letteratura per dedicarsi alla saggistica filosofica.

Tale fu la sua energia che creò una corrente filosofica, l'OGGETTIVISMO: in linea di massima è uno sviluppo dell'aristotelismo e del giusnaturalismo con parecchie cose in comune con l'anarco-capitalismo di Murray Newton Rothbard. Tra le varie cose in comune c'è la scarsa fortuna in ambito accademico,

visto che nelle università di ambo le sponde atlantiche ancora prosperano le male erbe del socialismo e della burocrazia alla Bismarck.

Tra le persone che frequentarono la Rand ci fu anche il giovane Greenspan, poi il più duraturo Presidente della Federal Reserve degli USA: infatti leggendo il suo ultimo libro ("L'età della turbolenza" o qualcosa del genere)

afferma che fu proprio l'incontro con Ayn Rand a fargli modifcicare le sue convinzioni strettamente positiviste in quelle attuali (anche se spesso le ha tradite, vedesì l'inflazione costante del dollaro nel suo periodo).

Mi pare ci sia un sito italiano (su digitalander.it) dedicato all'oggettivismo.

Un bel profilo di questa autrice si trova nel blog di Perla Scandinava.


Perchè leggere questa autrice e farne tesoro, allontanandosi così dai i soliti intellettuali piangenti "MA NON VOLEVAMO QUESTO!"?

Semlice, la risposta è in Antifona: "Cos'è la mia vita, se devo solo piegarmi, acconsentire ed obbedire?"


 




 

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categoria: politica, libri, libertarismo, liberismo, ayn rand

lunedì, 10 settembre 2007

Liberista di destra, o l'ornitorinco per Kant



Spiegazione del titolo: anni fa uscì un saggio di Umberto Eco dal titolo "Kant e l'ornitorinco" in cui si affrontava il problema della conoscenza sui giudizi sintetici a priori (premesse implicite dei nostri ragionamenti) prendendo spunto dal fatto che il suddetto animale sfuggiva dalla classificazione degli esseri viventi vigente al tempo di Kant, per cui esso in effetti era un controesempio della consistenza delle idee di Kant. I puristi e chi ha letto il saggio starà vomitando al rissunto ma l'idea è questa (se la memoria non mi tradisce). Fine della premessa.



Spiegazione del post. Mezza inca**atura leggendo un articolo su Libero.



Sabato scorso passando alla Hoepli ho visto un nuovo libro di Francesco Giavazzi ed Alberto Alesina - entrambi economisti di fama mondiale, uno in Bocconi (un mio amico fece la tesi con lui, portandolo pure al mio collegio a parlarci della situazione economica del momento, poco prima della bancarotta argentina), l'altro ad Harvard - dal titolo IL LIBERISMO E' DI SINISTRA.

Già questo mi basta per farmi ribollire il sangue pieno di eroici (poco) furori (molti). Leggendo il retro la bella (??) frase di Fabio Mussi, ministro dell'Università ed filosofo ex-Normalista, "Il liberismo è un'ideologia primitiva", mi son persuaso a fare quattro passi per sbollire l'animo (poco) eroico e (molto) furioso.

Domenica dopo compro il buon vecchio Libero e mi ritrovo un articolo dell'ottimo Alberto Mingardi dell'Istituto Bruno Leoni, un think-thank liberale e libertario sempre benemerito ed a cui mi associerò (stipendio permettendo).

Il ragionamento di Mingardi è il seguente: è inutile che il popolo di centro destra si indigni perchè si è fatto poco quando si era al governo per cui non si lagni se altri alzano il vessillo del libero mercato e loro finora come opposizione hanno proposto l'alzabandiera a scuola.

Premessa del mio (s)ragionamento: ogni critica che seguirà prenderà di mira le ipotesi implicite e le conclusioni di Mingardi; egli rimane uno dei miei opinionisti preferiti, sia nello stile sia nel contenuto e se c'è un po' di risveglio di coscienza a favore della proprietà privata e della libertà in Italia lo si deve in buona parte alle attività dell'Istituto Bruno Leoni di cui egli è direttore generale (o qualcosa del genere). Non sono al servizio del potente di turno (come una volta si lasciò scappare RagionPolitica.it) nè di occulti interessi (come in un comunicato di Sircana, portavoce del Presidente del Consiglio).

A me pare si confonda cronaca e storia. Che il centro destra poco abbia fatto è questione abbastanza frequente nei post di Tocque-ville; che l'abbia fatto per stupidaggine con Fini poco chiari e Casini conseguenti idem; che l'abbia fatto per pigrizia penso proprio di no.

Mingardi implicitamente rifiuta che l'azione di sindacati e lobby sia stata influente più di tanto nella scorsa legislatura, tant'è che ora l'accordo si è raggiunto con essi comunque, a prescindere dall'esito delle liberalizzazioni di Bersani.

Sì, peccato però che i sindacati abbiano praticamente scritto l'ultima Finanziaria escludendo le posizioni di Confindustria e di altri attori economici ben più importanti per la crescita del Paese. Peccato che le liberalizzazioni di Bersani imponevano obblighi ad alcuni agenti economici (tassisti, farmacisti, notai) avvantaggiando altri (COOP, guarda caso) senza una visione di insieme (se elimini i vantaggi istituzionali dei notai, devi pensare pure a chi redistribuire all'interno del sistema giudiziario i loro compiti: pensare di lasciare inalterati compiti istituzionali levando vantaggi istituzionali è intelligente? Se i farmacisti non devono avere vantaggi rispetto i supermercati allora o i supermercati si beccano gli stessi doveri o elimini i doveri ad entrambi: che solo le farmacie debbano per alcune medicine anticipare l'importo aspettando poi il rimborso dallo Stato è scorretto).

Chiusa la parentesi dei governi. Avanti con il livello teorico/storico.

Mingardi dice che il liberismo è ogni tanto di qua, ogni tanto di là. Giusto, concordo. Il libro però non si poggia su tale premessa, bensì che la sinistra STRUTTURALMENTE sia per la meritocrazia e per il merito (QUINDI, la destra no).

Ora, io sono un somaro in storia, ma se in Italia c'è stata una forza politica che è stata fedele alle idee del libero mercato e dell'economia questa è stata la Destra Storica sino a Quintino Sella e Minghetti. Per tali idee infatti essa dovette lasciare la posizione predominante nella vita politica alla Sinistra di Crespi avendo perso molta polarità pur di pareggiare il bilancio.

E la sinistra STRUTTURALMENTE può dare lezioni di economia alla Destra?

Mingardi tempo fa scrisse con Paolo Zanotto (anche lui del Bruno Leoni) un libro, "Colpire uno per educarne cento", sulla gestione del caso Microsoft da parte della Commissione Anti-Trust di Mario Monti. In pratica da tale caso gli autori muovono fondate critiche al concetto stesso di Anti-Trust in quanto è uno strumento politico buono solo a distorcere il mercato, confondere imprenditori e consumatori, offrire assistenza sociale ad aziende perdenti nella sostanza.

Di grazia, per Mingardi chi si avvicinerebbe più a questa concezione? La Sinistra, che STRUTTURALMENTE pone la società organizzata come sistema in cui c'è chi comanda e chi ubbidisce PER LEGGE CODIFICATA, o la Destra che pur avendo altrettanti "geni" regolatori può vantare anche gli unici (pochi) liberisti italiani in senso anglosassone (come Luigi Einaudi)?

Come può una forza politica che indica il mercato come semplice strumento di distribuzione di moneta imperfetto a meno che non ci mettano mano i Migliori (accentrando così la gestione dei cambiamenti della società, come se essa non fosse il frutto tacito, non voluto ed inintenzionato di tutti gli attori economici partecipanti (Ludwig von Mises, "Socialismo")) proclamarsi liberista per natura, cioè pronta a distribuire forconi e pedate ad auto-incensanti Ingegneri Sociali che vogliono "migliorare secondo quanto richiede la società contro il particolare egoismo dei possessori dei mezzi di produzione" contro il laisser-faire, laisser passer? (Questo significa la frase citata di Fabio Mussi, non no taxation without representation)

Può il liberista essere dalla parte della regolamentazione della società a priori? Delle due l'una: o si è liberisti (fuori lo Stato dal mercato) o si è interventisti/statalisti (fuori il mercato dello Stato). Tertium non datur.

Non è neanche un problema "tot a destra, tot a sinistra". Non è una questione quanti ce ne siano oggi, dove e con quanta visibilità: personalmente voterei Franco De Benedetti, Antonio Martino o Giancarlo Pagliarini se capitasse l'occasione piuttosto che Berlusconi, Casini o Tabacci. In economia preferisco un radicale oggi e domani piuttosto che un nazionalista tutta la vita.

Il problema è "Chi è cosa?": o ci si mantiene su certe linee portanti del discorso politico, dando a Cesare quello che è di Cesare ed a Comte quello che è di Comte, o si genera solo confusione tra storia e cronaca, rendendo così invisibili gli effetti di ampia portata nel quotidiano ed esaltando mode passeggere come se fossero la premiata coppia "Progresso ed Evoluzione".



PS Mingardi dice di non entusiasmarsi come liberista alla proposta dell'alzabandiera. A parte il fatto che il liberismo è l'applicazione delle idee liberali in economia per cui è fuori luogo la dicotomia liberista si/no in questo frangente, come idea è ben più importante di quello che sembra, visto che patriottismo (responsabilità politica del singolo nella comunità) e libertà economica (responsabilità economica del singolo nella comunità) vanno a braccetto, come insegnava Luigi Einaudi e come non capiva Benedetto Croce.

Ricchezza senza libertà è il sistema asiatico, dove si dipende dalla benevolenza del tiranno.

Libertà senza ricchezza è il sistema che dura poco, visto che si campa alla giornata, con grande allegria di predatori, invasori meglio organizzati e cataclismi naturali.

Nessuno ha convinzioni slegate le une dalle altre: tutte si rifanno ad un medesimo sistema di coordinate etiche e filosofiche implicite. Eventuali discordanze tra alcune idee dipendono da accidenti come eventi e dimostrazioni falsate.

Il che critica pure un'altra opinione di Mingardi in base alla quale su questioni come aborto ed eutanasia poco c'entrino le convinzioni economiche.


postato da alepuzio alle ore 17:40 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: politica, economia, destra, libertarismo, liberismo

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