Concorrenza Microsoft -UE
Qualche giorno fa su LiberoMercato - supplemento economico dell'ottimo
quotidiano Libero - è apparso un trafiletto di Alberto Mingardi (direttore del think thank liberale e liberista "Bruno Leoni", già incontrato in questo blog) riguardo un esposto presentato dall'Aduc (un'associazione di consumatori) alla DG Concorrenza della UE.
La vertenza riguarda il diritto inalienabile di un acquirente di PC di rimuovere il software pre-installato dal produttore: nel caso specifico si tratta del sistema operativo Windows della Microsoft che avrebbe così un monopolio di fatto.
Mingardi sostiene che il mercato è un gioco a somma positiva tra due diritti:
1)l'acquirente che ha il diritto di comprare quello che gli pare con le modalità del caso;
2)il venditore ha il diritto di vendere quello che li pare con le modalità del caso;
Ergo il venditore ha il diritto di vendere Pc con il software preinstallato che egli decide, se al consumatore non va bene allora che non se lo compri.
La mancata realizzazione dello scambio PC-quattrini farà squillare un campanello di allarme al venditore che avrà così motivo di preoccuparsi di scoprire meglio le esigenze del consumatore mancato.
L'alternativa è imporre coercitivamente al venditore cosa vendere e con quali condizioni, rendendolo così "schiavo" del consumatore che si ritroverebbe con il potere di un pascià, il che comporterebbe la mancanza di libero accordo nello scambio e la distruzione di informazione tra domanda ed offerta.
Convengo con l'argomentazione: in realtà - almeno fino a qualche anno fa - i produttori di PC davano la possibilità di rimborsare il software pre-installato all'utente, solo che si inventavano scuse e controscuse per non adempiere quella clausola del contratto.
Tanto è vero che il giornalista Paolo Attivissimo (omen nomen: è uno dei più famosi giornalisti di tecnologia in Italia) scrive nei suoi libri che è stato il primo in Italia ad ottenere tale rimborso: sul suo blog trovate i dettagli.
E' vero che il produttore ha il diritto di vendere quello che gli pare e come gli pare, ma deve anche rispettare i contratti.
Io uso la Debian a casa: mi trovo decisamente bene. Perchè tu venditore non mi puoi vendere semplicemente l'hardware senza il software che io tanto non userò?
Nel libro "Colpirne uno per educarne cento" Mingardi e Zanotto affermano che il software preinstallato è un regalo del produttore per cui non ha senso protestare.
Falso.
Diceva il grande economista liberale Milton Friedman che non esiste il pasto gratis. Per creae qualcosa c'è sempre qualcuno che ci lavora e si lavora solo a due condizioni:
1) schiavitù;
2) libero lavoro dietro compenso, nel significato più ampio del termine;
Anche solo installare software (non necessariamente prodotto dalla medesima società ma anche fatto da terzi) prende tempo e persone, cioè richiede risorse.
Se un produttore di PC vende i suoi prodotti dopo aver installato software due sono gli scenari:
1) tale installazione gli ha fatto spendere risorse senza un apprezzabile guadagno; io allora non capisco il senso di aggiungere fasi non remunerative alla produzione di un bene e dunque conviene non preinstallare;
2) tale installazione gli ha fatto spendere risorse CON un apprezzabile guadagno; allora è gratis un par di ciuffoli e pago il sistema operativo che non ho richiesto esplicitamente;
Questo senza considerare la fase di testing per l'installazione perchè quando si installa c'è sempre la possibilità che qualche componente non sia supportato ed allora si parte con la Polka delle sorprese.
Veramente: vorrei capire cosa impedisce ai produttori di vendere PC facendo solo firmare ai clienti se vogliono con o senza sistema operativo preinstallato mostrando stampata la differenza di prezzo delle due versioni.
Per me renderebbero un costo da fisso a variabile almeno nel breve e medio termine visto che oggi Windows rimane il sistema operativo più usato su PC desktop.
Un fatto simile riguarda me e l'Istituto "Bruno Leoni": io vorrei associarmi (pagherei per ora solo 50 euro all'anno) ma il sito indica come forme di pagamento:
-->bonifico bancario;
-->paypal;
Il bonifico richiederebbe andare in banca e pagare 50 euro + commissione o come cavolo si chiama (nel caso 5 euro grosso modo): una bella seccatura. Dovrei prendere un permesso dal lavoro e pagare 5 euro in più che sono una bazzecola ma per il mio animo scozzese-genovese è kriptonite pura.
Il secondo banalmente non ce l'ho nè penso di farlo a breve perchè non mi convince.
Meglio sarebbe versamento su conto corrente postale: 50 euro + 1 euro per le poste (1 euro in più che non ferirebbe il succitato delicato e sensibile animo scozzese-genovese) senza chiedere permesso per andare in posta visto che posso andarci anche di sabato mattina o al limite in pausa pranzo.
Evidentemente non conviene all'Istituto avere questa forma di pagamento perchè alla fine sarebbe una perdita (almeno presumo): in questo modo entrambi perdiamo uno scambio.
Conviene a chi e per cosa?
UPDATE poi è comparso un altro articolo di Mingardi su un'altra questione spinosa del rapporto Microsoft-EU: il formato dei file.
Ogni file contiene delle informazioni (musica, test, video, etc..) che sono codificate secondo certe regole; i formati dei file riflettono appunto queste regole.
Essi sono divisibili in due categorie "economiche":
>proprietari (non liberi): qualcuno ne rivendica il possesso e solo lui può sapere i dettagli;
>non proprietari (liberi): la definizione ed il diritto ad apportare le modifiche è propria di un gruppo, non di individuo in particolare;
Mingardi afferma, in contrasto con il mondo FLOSS (banalizzando, Free and Open Source Software), che lo standard per i formati dei file, anzichè essere "benedetto" da una specifica organizzazione, può essere stabilito attraverso i meccanismi classici del mercato.
Come afferma il Principe dei libri di testo sull'informatica, il prof. Andrews Tanenbaum dell'università Vijre di Amsterdam, gli standard sono classificabili in un modo diverso dal mio:
>standard de facto: sono standard perchè li usano tutti (es. l'architettura hardware dei PC è standard perchè tutti si sono rifatti a quella IBM; UNIX è lo standard per i sistemi operativi nel mondo universitario);
>standard de iure: sono standard perchè lo dice la legislazione. in questo caso si ha una sottodivisione:
>>legislazione decisa tra Stati;
>>legislazione decisa da altro tipo di organizzazioni;
Nel mondo IT questi due tipi si combinano senza chiarezza per chi guarda da fuori: la morale è che in realtà quelle delle organizzazioni non statali come ITU (International Telecomunications Union che definisce gli standard delle telecomunicazioni in ambito europeo) sono suggerimenti, non ordini ai governi.
Anche perchè i governi sono come i tredicenni: non gli piace ricevere ordini (1).
Certo è meglio che li seguano tutti se vogliono comunicare tra di loro: crearsi uno standard incompatibile con altri può andare bene per paesi isolati, non certo per quelli sviluppati.
Certo, si possono creare standard che unifichino standard nati come incompatibili ma l'effetto rassomiglierebbe a fermare una lite urlando "SILENZIO!": si peggiorano solo le cose.
Il problema infatti è che nel cercare di standarizzare "troppo" si creano costrutti terribilmente complessi che richiedono:
>tempo;
>studio;
>energie;
>moneta sonante;
per essere compresi. Insomma non se ne fa niente o si semplifica mediante le'liminazione del necessario.
In informatica e nel mondo IT in generale molto ospesso non vince il perfetto ma il semplice.
Il linguaggio ADA è molto ben strutturato ma è sexy come può esserlo un faldone di 800 pagine uscito dal Dipartimento della Difesa USA: in compenso Ruby è molto chiaro pur essendo un linguaggio di scripting (sintetizzando, un linguaggio per sviluppare velocemente ma molto specializzato(2)).
Oggi ci sono molti più sviluppatori e sviluppi in Ruby che in ADA.
Di fronte a queste difficoltà avrebbe senso delegare ad un solo organismo la definizione di standard di file o ha più senso lasciare al tumulto del mercato stabilire chi e quanto vince?
Meglio la cattedrale o il bazaar?
1) la battuta non è mia, è di Tanenbaum, a pagina 71 (quarta edizione italiana) del suo ottimo "Reti di calcolatori."
(2) o voi puristi dell'informatica so che smaniate dal tempestarmi di ingiurie. Sì la mia definizione è lacunosa e fuorviante e voi siete meravigliosi come Ruby, PERL e Python: ma voglio solo farmi comprendere, ok? Tenete a freno quelle dita dal scrivermi commenti irosi; per rimediare quanto prima posterò sull'usare linguaggi diversi in uno stesso programma.