Alepuzio

La risolutezza sorge soltanto per un atto dell'intelligenza che, divenuta conscia della necessità del rischio, con questa necessità determina la volontà. Carl von Clausewitz, generale prussiano
domenica, 09 marzo 2008

Concorrenza Microsoft -UE



Qualche giorno fa su LiberoMercato - supplemento economico dell'ottimo quotidiano Libero - è apparso un trafiletto di Alberto Mingardi (direttore del think thank liberale e liberista "Bruno Leoni", già incontrato in questo blog) riguardo un esposto presentato dall'Aduc (un'associazione di consumatori) alla DG Concorrenza della UE.

La vertenza riguarda il diritto inalienabile di un acquirente di PC di rimuovere il software pre-installato dal produttore: nel caso specifico si tratta del sistema operativo Windows della Microsoft che avrebbe così un monopolio di fatto.

Mingardi sostiene che il mercato è un gioco a somma positiva tra due diritti:

1)l'acquirente che ha il diritto di comprare quello che gli pare con le modalità del caso;

2)il venditore ha il diritto di vendere quello che li pare con le modalità del caso;

Ergo il venditore ha il diritto di vendere Pc con il software preinstallato che egli decide, se al consumatore non va bene allora che non se lo compri.

La mancata realizzazione dello scambio PC-quattrini farà squillare un campanello di allarme al venditore che avrà così motivo di preoccuparsi di scoprire meglio le esigenze del consumatore mancato.

L'alternativa è imporre coercitivamente al venditore cosa vendere e con quali condizioni, rendendolo così "schiavo" del consumatore che si ritroverebbe con il potere di un pascià, il che comporterebbe la mancanza di libero accordo nello scambio e la distruzione di informazione tra domanda ed offerta.


Convengo con l'argomentazione: in realtà - almeno fino a qualche anno fa - i produttori di PC davano la possibilità di rimborsare il software pre-installato all'utente, solo che si inventavano scuse e controscuse per non adempiere quella clausola del contratto.


Tanto è vero che il giornalista Paolo Attivissimo (omen nomen: è uno dei più famosi giornalisti di tecnologia in Italia) scrive nei suoi libri che è stato il primo in Italia ad ottenere tale rimborso: sul suo blog trovate i dettagli.

E' vero che il produttore ha il diritto di vendere quello che gli pare e come gli pare, ma deve anche rispettare i contratti.

Io uso la Debian a casa: mi trovo decisamente bene. Perchè tu venditore non mi puoi vendere semplicemente l'hardware senza il software che io tanto non userò?

Nel libro "Colpirne uno per educarne cento" Mingardi e Zanotto affermano che il software preinstallato è un regalo del produttore per cui non ha senso protestare.

Falso.

Diceva il grande economista liberale Milton Friedman che non esiste il pasto gratis. Per creae qualcosa c'è sempre qualcuno che ci lavora e si lavora solo a due condizioni:

1) schiavitù;

2) libero lavoro dietro compenso, nel significato più ampio del termine;

Anche solo installare software (non necessariamente prodotto dalla medesima società ma anche fatto da terzi) prende tempo e persone, cioè richiede risorse.

Se un produttore di PC vende i suoi prodotti dopo aver installato software due sono gli scenari:

1) tale installazione gli ha fatto spendere risorse senza un apprezzabile guadagno; io allora non capisco il senso di aggiungere fasi non remunerative alla produzione di un bene e dunque conviene non preinstallare;

2) tale installazione gli ha fatto spendere risorse CON un apprezzabile guadagno; allora è gratis un par di ciuffoli e pago il sistema operativo che non ho richiesto esplicitamente;


Questo senza considerare la fase di testing per l'installazione perchè quando si installa c'è sempre la possibilità che qualche componente non sia supportato ed allora si parte con la Polka delle sorprese.

Veramente: vorrei capire cosa impedisce ai produttori di vendere PC facendo solo firmare ai clienti se vogliono con o senza sistema operativo preinstallato mostrando stampata la differenza di prezzo delle due versioni.

Per me renderebbero un costo da fisso a variabile almeno nel breve e medio termine visto che oggi Windows rimane il sistema operativo più usato su PC desktop.

 

Un fatto simile riguarda me e l'Istituto "Bruno Leoni": io vorrei associarmi (pagherei per ora solo 50 euro all'anno) ma il sito indica come forme di pagamento:

-->bonifico bancario;

-->paypal;

Il bonifico richiederebbe andare in banca e pagare 50 euro + commissione o come cavolo si chiama (nel caso 5 euro grosso modo): una bella seccatura. Dovrei prendere un permesso dal lavoro e pagare 5 euro in più che sono una bazzecola ma per il mio animo scozzese-genovese è kriptonite pura.

Il secondo banalmente non ce l'ho nè penso di farlo a breve perchè non mi convince.

Meglio sarebbe versamento su conto corrente postale: 50 euro + 1 euro per le poste (1 euro in più che non ferirebbe il succitato delicato e sensibile animo scozzese-genovese) senza chiedere permesso per andare in posta visto che posso andarci anche di sabato mattina o al limite in pausa pranzo.

Evidentemente non conviene all'Istituto avere questa forma di pagamento perchè alla fine sarebbe una perdita (almeno presumo): in questo modo entrambi perdiamo uno scambio.

Conviene a chi e per cosa?

 

UPDATE poi è comparso un altro articolo di Mingardi su un'altra questione spinosa del rapporto Microsoft-EU: il formato dei file.

Ogni file contiene delle informazioni (musica, test, video, etc..) che sono codificate secondo certe regole; i formati dei file riflettono appunto queste regole.

Essi sono divisibili in due categorie "economiche":

>proprietari (non liberi): qualcuno ne rivendica il possesso e solo lui può sapere i dettagli;

>non proprietari (liberi): la definizione ed il diritto ad apportare le modifiche è propria di un gruppo, non di individuo in particolare;

Mingardi afferma, in contrasto con il mondo FLOSS (banalizzando, Free and Open Source Software), che lo standard per i formati dei file, anzichè essere "benedetto" da una specifica organizzazione, può essere stabilito attraverso i meccanismi classici del mercato.

Come afferma il Principe dei libri di testo sull'informatica, il prof. Andrews Tanenbaum dell'università Vijre di Amsterdam, gli standard sono classificabili in un modo diverso dal mio:

>standard de facto: sono standard perchè li usano tutti (es. l'architettura hardware dei PC è standard perchè tutti si sono rifatti a quella IBM; UNIX è lo standard per i sistemi operativi nel mondo universitario);

>standard de iure:  sono standard perchè lo dice la legislazione. in questo caso si ha una sottodivisione:

>>legislazione decisa tra Stati;

>>legislazione decisa da altro tipo di organizzazioni;

Nel mondo IT questi due tipi si combinano senza chiarezza per chi guarda da fuori: la morale è che in realtà quelle delle organizzazioni non statali come ITU (International Telecomunications Union che definisce gli standard delle telecomunicazioni in ambito europeo) sono suggerimenti, non ordini ai governi.

Anche perchè i governi sono come i tredicenni: non gli piace ricevere ordini (1).

Certo è meglio che li seguano tutti se vogliono comunicare tra di loro: crearsi uno standard incompatibile con altri può andare bene per paesi isolati, non certo per quelli sviluppati.

Certo, si possono creare standard che unifichino standard nati come incompatibili ma l'effetto rassomiglierebbe a fermare una lite urlando "SILENZIO!": si peggiorano solo le cose.

Il problema infatti è che nel cercare di standarizzare "troppo" si creano costrutti terribilmente complessi che richiedono:

>tempo;

>studio;

>energie;

>moneta sonante;

per essere compresi. Insomma non se ne fa niente o si semplifica mediante le'liminazione del necessario.

In informatica e nel mondo IT in generale molto ospesso non vince il perfetto ma il semplice.

Il linguaggio ADA è molto ben strutturato ma è sexy come può esserlo un faldone di 800 pagine uscito dal Dipartimento della Difesa USA: in compenso Ruby è molto chiaro pur essendo un linguaggio di scripting (sintetizzando, un linguaggio per sviluppare velocemente ma molto specializzato(2)).

Oggi ci sono molti più sviluppatori e sviluppi in Ruby che in ADA.

Di fronte a queste difficoltà avrebbe senso delegare ad un solo organismo la definizione di standard di file o ha più senso lasciare al tumulto del mercato stabilire chi e quanto vince?

Meglio la cattedrale o il bazaar?


1) la battuta non è mia, è di Tanenbaum, a pagina 71 (quarta edizione italiana) del suo ottimo "Reti di calcolatori."

(2) o voi puristi dell'informatica so che smaniate dal tempestarmi di ingiurie. Sì la mia definizione è lacunosa e fuorviante e voi siete meravigliosi come Ruby, PERL e Python: ma voglio solo farmi comprendere, ok? Tenete a freno quelle dita dal scrivermi commenti irosi; per rimediare quanto prima posterò sull'usare linguaggi diversi in uno stesso programma.

postato da alepuzio alle ore 18:32 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: economia, unione europea, open source, microsoft, liberismo, free software, concorrenza


Commenti
#1    10 Marzo 2008 - 13:10
 
Dimentichi un aspetto: il venditore di HW "garantisce" il corretto funzionamento del marchingegno col sistema operativo da lui scelto. Installandone uno diverso, in caso di contestazione c'e' il rischio di cadere in una catena fastidiosa di rinvii e rimpalli. Non tutti sela sentono. Per esempio, quante volte hai trovato incompatibilita' tra schede madri e qualche periferica (HD, di solito)? E' colpa del BIOS, no, e' colpa del driver ecc. ecc. No, grazie!
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#2    12 Marzo 2008 - 11:53
 
Se è per questo i rimpalli e rinvii li fanno anche con il loro sistema operativo e con i contratti che loro propongono al consumatore (Attivissimo docet). Io non dico di forzarli ad interessarsi a più SO ma semplicemente che è cieco perchè coi sistemi liberi in buona parte diminuisci i costi
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#3    12 Marzo 2008 - 14:26
 
No, la storia della "diminuzione dei costi" non regge all'analisi sul campo (ditta). Spendi meno all'inizio, ma la manutenzione del sw libero e' spesso affidata a ragazzotti piu' hackers che professionisti, fanno piu' danni che risolvere problemi. Credimi, l'ho sperimentato!
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#4    12 Marzo 2008 - 17:32
 
1)gli hackers sono quelli che studiano appassionatamente il software: gran parte dell'attuale sviluppo deriva da loro.
2)La mia esperienza dice tutt'altro.
Molti professionisti sono comunque approssimativi: l'informatica è fatta bene se dietro c'è anche passione, altrimenti si ha il design4patch.
3)la manutenzione è un dramma a tutti i livelli perchè l'informatica è ancora allo stato "brado" rispetto altre discipline.
4)quello che dicevo io è che coi sistemi liberi tu hai già una base di sviluppo e sei più compettivo rispetto ad altri che non vogliono rilasciare le specifiche (non dico il codice, ma le specifiche cavolo!).
Pensa a IBM con gli x86: il suo hardware è "inferiore" a parità di costo rispetto ad Apple ma rilasciando le specifiche ha eroso gran parte della quota di mercato ed oggi è Apple che passa all'architettura x86, non viceversa.
ciao
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#5    13 Marzo 2008 - 15:11
 
Credo di non capire.. IBM e' scomparsa dal mondo dei PC, e non usava -almeno inizialmente - micro Intel 296-386-486 ecc.
Sempre Intel, prima ancora che il silicio sia pronto, rilascia a Microsoft modelli in VHDL o altro del futuro micro. MS inizia gli sviluppi prima di qualsiasi altro concorrente.
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#6    13 Marzo 2008 - 17:08
 
Oggi l'architettura standard è del tipo della Apple o del PC (dico x86 per brevità)?
>MS inizia gli sviluppi prima di qualsiasi altro concorrente
occhio: molte basi sono state gettate dai concorrenti: Microsoft è stata brava - e non lo nego - a migliorare ed a portare "un PC in ogni casa", con tutti i vantaggi e svantaggi del caso.
La "diminuzione dei costi" sussiste in base al grado di bravura degli sviluppatori ad elaborare codice (non schifezza, ok?) scritto non da loro ed al tuo livello di sviluppo.
Ovvio che se la manutenzione di software la lasci a gente inesperta i danni ci saranno sempre, a prescindere se codice FLOSS (libero) o codice chiuso.
Io sto parlando di potenzialità, non di specifici casi concreti al di là della mia esperienza.
ciao
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#7    12 Giugno 2008 - 11:20
 
Vorrei far presente che ci sono più aspetti per cui ad un produttore di PC conviene non vendere le due versioni:
1. IMMAGINE - caso cliente inesperto: non compra il SO perchè tanto il cugino gli installa Linux o Windows crackato gratis. Dopodichè (soprattutto nel caso di Windows dove "deve andare" perchè lo vendeva anche il produttore) ha infiniti problemi (spesso per sua incompetenza) e, al di là di chi sia veramente la colpa, la sua sensazione finale sarà quella di aver comprato un PC baracca e la prossima volta cambierà sicuramente brand.
2. ECONOMIE DI SCALA: in un libero mercato il fornitore può decidere di applicare il prezzo che vuole al proprio cliente e quest'ultimo può decidere liberamente di comprare o meno il bene al prezzo proposto (non può imporre al venditore lo sconto che vuole lui!). Ciò premesso, Microsoft fa un trattamento di favore ai fornitori che garantiscono un certo volume di vendita, inoltre può liberamente decidere di fare uno sconto particolare ai produttori che pre-installano Windows su TUTTI i PC venduti e non solo su alcuni. Quindi al produttore conviene economicamente installarlo su tutti i PC invece che solo su alcuni, tantopiù che il costo della licenza finisce sul cliente finale e quindi non pesa sul produttore che anzi, da ogni installazione (voluta o non voluta) ricava un margine maggiore.
3. I costi a carico del produttore di PC per installazione e certificazione del sw pre-installato sono un valore costante indipendentemente dal numero di PC venduti (le immagini del disco vengono semplicemente clonate!); il recupero di questo investimento (comunque necessario in quanto la maggioranza degli utenti vuole comunque un PC ready-to-use non appena tirato fuori dalla scatola) è quindi tanto maggiore quante più installazioni vengono fatte, quindi ha tutto l'interesse di massimizzare le installazioni.
L'unico mercato in cui probabilmente vale davvero la pena non fornire sw pre-installato è quello dei computer low-cost, dove ogni dollaro risparmiato può creare vantaggio competitivo. Ed infatti sui nuovi mini-laptop che stanno uscendo sul mercato proprio in questo periodo, orientati verso un target che comunque non comprerebbe un PC "full", vengono proposte mini installazioni linux-open office, ma per non restare esclusa in questo campo anche Microsoft ha proposto una soluzione low-cost. Come vedi è il libero mercato a dettare le regole e tutti, ma proprio tutti, si devono adeguare e scegliere le strategie migliori per sopravvivere, vivere o proliferare :-)
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