Liberista di destra, o l'ornitorinco per KantSpiegazione del titolo: anni fa uscì un saggio di Umberto Eco dal titolo "Kant e l'ornitorinco" in cui si

affrontava il problema della conoscenza sui giudizi sintetici a priori (premesse implicite dei nostri ragionamenti) prendendo spunto dal fatto che il suddetto animale sfuggiva dalla classificazione degli esseri viventi vigente al tempo di Kant, per cui esso in effetti era un controesempio della consistenza delle idee di Kant. I puristi e chi ha letto il saggio starà vomitando al rissunto ma l'idea è questa (se la memoria non mi tradisce). Fine della premessa.
Spiegazione del post. Mezza inca**atura leggendo un articolo su Libero.
Sabato scorso passando alla Hoepli ho visto un nuovo libro di Francesco Giavazzi ed Alberto Alesina - entrambi economisti di fama mondiale, uno in Bocconi (un mio amico fece la tesi con lui, portandolo pure al mio collegio a parlarci della situazione economica del momento, poco prima della bancarotta argentina), l'altro ad Harvard - dal titolo IL LIBERISMO E' DI SINISTRA.
Già questo mi basta per farmi ribollire il sangue pieno di eroici (poco) furori (molti). Leggendo il retro la bella (??) frase di Fabio Mussi, ministro dell'Università ed filosofo ex-Normalista, "Il liberismo è un'ideologia primitiva", mi son persuaso a fare quattro passi per sbollire l'animo (poco) eroico e (molto) furioso.
Domenica dopo compro il buon vecchio Libero e mi ritrovo un articolo dell'ottimo Alberto Mingardi dell'Istituto Bruno Leoni, un think-thank liberale e libertario sempre benemerito ed a cui mi associerò (stipendio permettendo).
Il ragionamento di Mingardi è il seguente: è inutile che il popolo di centro destra si indigni perchè si è fatto poco quando si era al governo per cui non si lagni se altri alzano il vessillo del libero mercato e loro finora come opposizione hanno proposto l'alzabandiera a scuola.
Premessa del mio (s)ragionamento: ogni critica che seguirà prenderà di mira le ipotesi implicite e le conclusioni di Mingardi; egli rimane uno dei miei opinionisti preferiti, sia nello stile sia nel contenuto e se c'è un po' di risveglio di coscienza a favore della proprietà privata e della libertà in Italia lo si deve in buona parte alle attività dell'Istituto Bruno Leoni di cui egli è direttore generale (o qualcosa del genere). Non sono al servizio del potente di turno (come una volta si lasciò scappare RagionPolitica.it) nè di occulti interessi (come in un comunicato di Sircana, portavoce del Presidente del Consiglio).
A me pare si confonda cronaca e storia. Che il centro destra poco abbia fatto è questione abbastanza frequente nei post di Tocque-ville; che l'abbia fatto per stupidaggine con Fini poco chiari e Casini conseguenti idem; che l'abbia fatto per pigrizia penso proprio di no.
Mingardi implicitamente rifiuta che l'azione di sindacati e lobby sia stata influente più di tanto nella scorsa legislatura, tant'è che ora l'accordo si è raggiunto con essi comunque, a prescindere dall'esito delle liberalizzazioni di Bersani.
Sì, peccato però che i sindacati abbiano praticamente scritto l'ultima Finanziaria escludendo le posizioni di Confindustria e di altri attori economici ben più importanti per la crescita del Paese. Peccato che le liberalizzazioni di Bersani imponevano obblighi ad alcuni agenti economici (tassisti, farmacisti, notai) avvantaggiando altri (COOP, guarda caso) senza una visione di insieme (se elimini i vantaggi istituzionali dei notai, devi pensare pure a chi redistribuire all'interno del sistema giudiziario i loro compiti: pensare di lasciare inalterati compiti istituzionali levando vantaggi istituzionali è intelligente? Se i farmacisti non devono avere vantaggi rispetto i supermercati allora o i supermercati si beccano gli stessi doveri o elimini i doveri ad entrambi: che solo le farmacie debbano per alcune medicine anticipare l'importo aspettando poi il rimborso dallo Stato è scorretto).
Chiusa la parentesi dei governi. Avanti con il livello teorico/storico.
Mingardi dice che il liberismo è ogni tanto di qua, ogni tanto di là. Giusto, concordo. Il libro però non si poggia su tale premessa, bensì che la sinistra STRUTTURALMENTE sia per la meritocrazia e per il merito (QUINDI, la destra no).
Ora, io sono un somaro in storia, ma se in Italia c'è stata una forza politica che è stata fedele alle idee del libero mercato e dell'economia questa è stata la Destra Storica sino a Quintino Sella e Minghetti. Per tali idee infatti essa dovette lasciare la posizione predominante nella vita politica alla Sinistra di Crespi avendo perso molta polarità pur di pareggiare il bilancio.
E la sinistra STRUTTURALMENTE può dare lezioni di economia alla Destra?
Mingardi tempo fa scrisse con Paolo Zanotto (anche lui del Bruno Leoni) un libro, "Colpire uno per educarne cento", sulla gestione del caso Microsoft da parte della Commissione Anti-Trust di Mario Monti. In pratica da tale caso gli autori muovono fondate critiche al concetto stesso di Anti-Trust in quanto è uno strumento politico buono solo a distorcere il mercato, confondere imprenditori e consumatori, offrire assistenza sociale ad aziende perdenti nella sostanza.
Di grazia, per Mingardi chi si avvicinerebbe più a questa concezione? La Sinistra, che STRUTTURALMENTE pone la società organizzata come sistema in cui c'è chi comanda e chi ubbidisce PER LEGGE CODIFICATA, o la Destra che pur avendo altrettanti "geni" regolatori può vantare anche gli unici (pochi) liberisti italiani in senso anglosassone (come Luigi Einaudi)?
Come può una forza politica che indica il mercato come semplice strumento di distribuzione di moneta imperfetto a meno che non ci mettano mano i Migliori (accentrando così la gestione dei cambiamenti della società, come se essa non fosse il frutto tacito, non voluto ed inintenzionato di tutti gli attori economici partecipanti (Ludwig von Mises, "Socialismo")) proclamarsi liberista per natura, cioè pronta a distribuire forconi e pedate ad auto-incensanti Ingegneri Sociali che vogliono "migliorare secondo quanto richiede la società contro il particolare egoismo dei possessori dei mezzi di produzione" contro il laisser-faire, laisser passer? (Questo significa la frase citata di Fabio Mussi, non
no taxation without representation)
Può il liberista essere dalla parte della regolamentazione della società a priori? Delle due l'una: o si è liberisti (fuori lo Stato dal mercato) o si è interventisti/statalisti (fuori il mercato dello Stato). Tertium non datur.
Non è neanche un problema "tot a destra, tot a sinistra". Non è una questione quanti ce ne siano oggi, dove e con quanta visibilità: personalmente voterei Franco De Benedetti, Antonio Martino o Giancarlo Pagliarini se capitasse l'occasione piuttosto che Berlusconi, Casini o Tabacci. In economia preferisco un radicale oggi e domani piuttosto che un nazionalista tutta la vita.
Il problema è "Chi è cosa?": o ci si mantiene su certe linee portanti del discorso politico, dando a Cesare quello che è di Cesare ed a Comte quello che è di Comte, o si genera solo confusione tra storia e cronaca, rendendo così invisibili gli effetti di ampia portata nel quotidiano ed esaltando mode passeggere come se fossero la premiata coppia "Progresso ed Evoluzione".
PS Mingardi dice di non entusiasmarsi come liberista alla proposta dell'alzabandiera. A parte il fatto che il liberismo è l'applicazione delle idee liberali in economia per cui è fuori luogo la dicotomia liberista si/no in questo frangente, come idea è ben più importante di quello che sembra, visto che patriottismo (responsabilità politica del singolo nella comunità) e libertà economica (responsabilità economica del singolo nella comunità) vanno a braccetto, come insegnava Luigi Einaudi e come non capiva Benedetto Croce.
Ricchezza senza libertà è il sistema asiatico, dove si dipende dalla benevolenza del tiranno.
Libertà senza ricchezza è il sistema che dura poco, visto che si campa alla giornata, con grande allegria di predatori, invasori meglio organizzati e cataclismi naturali.
Nessuno ha convinzioni slegate le une dalle altre: tutte si rifanno ad un medesimo sistema di coordinate etiche e filosofiche implicite. Eventuali discordanze tra alcune idee dipendono da accidenti come eventi e dimostrazioni falsate.
Il che critica pure un'altra opinione di Mingardi in base alla quale su questioni come aborto ed eutanasia poco c'entrino le convinzioni economiche.