Bug 2007 in SuperMario: PIANFICAZIONE ECONOMICA
Preambolo: post uscito in ritardo di mesi causa problemi con internet. Comunque ci sono considerazioni teoriche un po' oltre la cronaca.
Da qualche settimana la Commissione Europea ha battuto la Microsoft all'Alta Corte di Strasburgo. L'azienda number one nel mondo dell'informatica dovrà sborsare la bellezza di 497 milioni di euro per violazione delle leggi europee per l'AntiTrust.
Insomma: bene fece la Commmissione presediuta da Mario Monti (ora tornato in Bocconi) a segnalare la posizione della Microsoft come frutto di abuso di posizione dominante. in più la Micorsoft si ritrova a dovre pagare altri 280.5 milioni di euro di multa per la mancata apertura del sistema Windows Server.
Premessa

Mi sono laureato in ingegneria informatica, sul mio portatile uso solo GNU/Linux, ho frequentato Openlabs ed il Linux User Group della Bocconi ed un paio di volte ho dato una mano al Linux Day di Milano.
Insomma: un po' il mondo Microsoft mi sta sulle balle, specie quando lo devo usare per lavoro.
Datemi qualche sistema Unix-like e mi sento meglio.
Fine della premessa.
Monti, subito dopo la sentenza, al Corriere della Sera aveva rilasciato un'intervista in cui affermava (sintezzando parecchio) che la Microsoft fino ad allora era protetta dal potere forte GW Bush ed ora si trova di fronte un altro potere forte, la burocrazia europea.![]()
Al di là che spero che Monti implicitamente voleva dire "Se ci fosse stato una Clinton o un Obama, 'sto casino non lo mettevo su", il buon Alberto Mingardi, già affrontato in questo blog qui, in Libero Mercato del 18 settembre 2007 affermava che in questo modo:
(1) si fa una cagnara USA-Europa sul portafoglio dei consumatori per il puro piacere della cagnara;
(2) Si indebolisce il processo di tutela della proprietà, essenziale per il libero mercato;
(3) si esalta il ruolo della regolazione della concorrenza prescindendo dalla dinamica del mercato, cioè la libera e reciproca
interazione produttori-consumatori; ossia implicitamente si usa un pilastro della pianificazione economica: la conoscenza a priori di qualcosa di dinamico con volontà di applicazione.
(4) si ignora che la vendita di prodotti abbinata ad altri a costo zero (bundling) raramente è segno di monopolio.
(5) non è sostenuta dalle statistiche delle vendite di Windows allegerito di Windows Media Player con il gradimento di iTunes o Flash: insomma, Windows Media Player non è determinante per il mercato multimediale.
(6) i concorrenti di Microsoft hanno capito che per avere quote maggiori di mercato bisogna investire non in Ricerca & Sviluppo ma negli studi di avvocati e nei corridoi di Bruxelles, con buona pace del sottoscritto che guarda caso così non guadagna nulla.
Insomma, Mingardi ribadisce le conclusioni del libro "Colpire uno per educarne cento", scritto da lui e da
Paolo Zanetto (altra capoccia dell'Istituto Bruno Leoni).
Dunque, a me pare che le analisi siano parziali da ambo le parti, con le ovvie conseguenze sui rimedi.
Da un lato, concordo con Mingardi sul lato di teoria economica.
L'assegnazione dei prezzi è un processo le cui regole sono messe in discussione quasi prima ancora che vengano eseguite: il pensiero pro-antiTrust implica che in un dato momento chi di dovere sappia come funziona ORA l'assegnamento delle risorse economiche AI MINIMI DETTAGLI e sappia AI MINIMI DETTAGLI come evolverà quel dato settore, per cui le decisioni da prendere sono quelle che devono massimizzare qualche fine economico (distribuzione delle quote di mercato, massimizzazione del numero di scelte per il singolo consumatore medio, etc...).
Questo sarebbe possibile se e solo se:
1)Si possono dividere in modo chiaro e distinto i vari settori in modo da definire i vari insiemi di elementi di cui trovare il massimo cercato;
2)si sa quale è il massimo che serve cercare in quel momento in previsione del futuro più lontano (altrimenti si avrebbe una soluzione monca perchè il massimo fino ad un certo punto spesso non coincide con il massimo assoluto);
3)gli interessati dell'intervento anti-trust (cioè tutti i produttori del settore) devono ricavare un vantaggio preciso, non suscettibile di incertezze (This is the economy, baby: l'incertezza di interventi coercitivi nel mercato genera solo incertezza tra gli agenti economici. Si deve sapere quanto si guadagna da un certo intervento): l'opinione del colpito dall'intervento non conta perchè ha violato il funzionamento del mercato, essendosi limitato a massimizzare il suo guadagno o avendo violato le leggi;
al che si ribatte:
1) Chiaro e distinto c'è ben poco in economia, meno che mai nella suddivisione delle unità produttive. Esse sono legate a tempo e spazio, cioè dalla cultura del tempo la quale comprende anche le preferenze economiche dei consumatori.
I produttori per guadagnare devono vendere, cioè soddisfare le richieste dei consumatori; a tale fine organizzano i propri mezzi di produzione fondendo e smezzando unità lavorative in modo da aver il maggior guadagno netto marginale (massimo guadagno a singola copia del bene prodotto ed al netto di tutte le spese).
Se un produttore A di cravatte produce solo cravatte monocolore, un altro produttore B produce solo papillon, un altro C produce cravatte regimental, monocolore e papillon e quest'ultimo ha la quota maggiore di mercato nei citati tipi di cravatte senza violare i diritti dei concorrenti è in posizione di abuso di posizione dominante? Se producendo i tre tipi di cravatte riesce a guadagnare marginalmente di più ne consegue che una scelta diversa comporterebbe una diminuzione dei suoi guadagni. Sarebbe lecito o no abbassargli i guadagni?
E' vero che Microsoft guadagna un transatlantico di soldi (tempo fa Joel Spolsky, program manager di Excel 5.0 disse che la società più vicina avrebbe raddoppiato il suo fatturato se avesse potuto avere solo il budget della Microsoft per le bibite dei suoi dipendenti). Ma è altrettanto vero che un abuso di posizione dominante non si ottiene semplicemente rilasciando qualche programma senza sorgenti perchè esiste il processo di reverse engineering: argomento che riprenderò nella seconda parte del post.
Per ora mi basta aver fatto presente che il concetto di settore produttivo è buono per i libri di microeconomia ma nella pratica è artificioso ed approssimativo, dunque causa di disgrazie e confuzione.
2) Se valesse questa condizione (l'onniscienza dello stato della società, della sua struttura futura da perseguire e dall'insieme di stati intermedi da passare) a che pro permettere lo scambio libero delle persone? Il mercato è uno strumento per permettere alle persone di scoprire che vogliono e qual è il modo attuale meno esoso per ottenerlo.
L'onniscienza elimina la motivazione del processo continuo di ricerca e riduce l'economia ad un mero problema di massimizzazione e distribuzione di risorse non suscettibili di libera ed improvvisa modificazione nè di quantità nè di preferenza.
I vari casi di "fregatura" non rimangono nascosti più del possibile perchè il feed-back è veloce e graduale, frutto delle scelte di più persone.
Se le Ferrovie dello Stato vanno male, capperi dei passeggeri perchè legalmente altre possbilità sono vietate. Cosa che casualmente succede.
Sempre recupero è, ma la cosa non è uguale.
3) l'eventuale danno casomai ce lo hanno avuto i concorrenti. I consumatori non sono stati danneggiati perchè il trust serve appunto ad aumentare le quote di mercato di un'azienda o gruppo di aziende e la quota di mercato aumenta se si vende a più consumatori rispetto i concorrenti, ossia se i consumatori reputano più conveniente comprare dal trust che dalle altre.
Per cui i consumatori mai possono ricevere danni dal semplice e puro trust: devono esserci altri fattori per poter parlare di danno.
I concorrenti mediante cause anti-trust possono recuperare posizioni di mercato (avere i guadgni perduti): posizioni - bada ben bada ben - che è solo l'insieme dei consumatori ad assegnare in modo involontario ma coordinato.
Nella collana Management de Il Sole24Ore-Repubblica-Università Bocconi Editore di 1 o 2 anni fa al volume "Microeconomia per manager" (volume 15) si cita a pagina 8 la medesima politica di prezzi di GE e WestingHouse per i motori elettrici a turbina.
In base a tale politica si vendevano turbine e componenti varie ad un prezzo del 78%. Se tu fossi stato un cliente che comprava a queste condizioni e nei 6 mesi successivi la GE o l'altra vendevano ad un altro gli stessi beni con un prezzo più basso, a te avrebbero rimborsato retroattivamente la differenza dei due prezzi.
Il cliente in pratica aveva la garanzia del migliore sconto nel semestre.
Dove cavolo uno aveva il danno io non l'ho capito, ma l'Antitrust non si è peritato di rompere le scatole alle due società?
Si che lo ha fatto.
Cosa hanno fatto in pratica le due società? Hanno sfruttato al meglio la loro posizione nel mercato in tutti i livelli (economico, distributivo, finanziario, produttivo, ...) per avere un maggiore guadagno marginale. Se i concorrenti di GE e WestingHouse non erano in grado di reggere capperi loro: l'economia di mercato non è una corsa di cavalli in cui allo sparo si parte tutti dallo stesso punto. Con quell'intervento le due società non hanno potuto più praticare nè sconto nè garanzia di prezzo pena diminuire i guadagni.
Non hanno potuto sfruttare la meglio le loro risorse e si sono tenute la situazione del momento; i consumatori non hanno visto diminuzione di prezzo ed i concorrenti hanno mantenuto le loro inefficienze.
Chi guadagna? I burocrati dello Stato.
Una critica a questo ragionamento è che il singolo consumatore non ha vera scelta se c'è un trust perchè gira e rigira sempre quelli sono ad imporre i prezzi.
In realtà il mercato essendo libero non impone nulla: è il frutto di un ACCORDO SENZA VIOLENZA: se tu mi vendi qualcosa d un prezzo che io reputo troppo alto non te lo compro e mi cerco un altro modo.
La scelta è sempre limitata quando il consumatore vuole risparmiare il più possibile.
E qui si giunge alla pratica.
Mingardi sembra voglia far passare per vittima la Microsoft ed i suoi ragionamenti non tengono conto del tipo di mercato cui si applicano.
La Microsoft sviluppa software che è un prodotto immateriale, ben diverso da cravatte o turbine.
Il concetto di proprietà privata qua si tramuta in proprietà intellettuale che è confuso nella definizione e richiede una casistica ampissima nell'applicazione.
Mi riservo di approfondire la vicenda in futuro ma noto en passant:
1) Se io compro un oggetto ho il diritto a studiarmi come è stato fatto? Mingardi direbbe di no sennò l'industria che lo produce ci perde ed addio innovazione: io dico di sì sennò sarebbe limitato il mio diritto a disporre di un mio bene come mi aggrada ameno di aggressione fisica.
2) Cosa vogliamo considerare come diritto di proprietà nel software? Il programma eseguibile, il codice sorgente, l'algoritmo? Se la prima allora devo considerare tutte le piattaforme hardware? Se la seconda devo esplicitare i linguaggi in cui il mio codice sorgente è scritto? Se no, varrà la terza: la proprietà intellettuale sugli algoritmi, sui processi di funzionamento.
Significa che ci sarebbe la corsa negli uffici brevetti o chi per essi per impedire IN VIA GIUDIZIARIA che un concorrente possa scrivere il suo software. Insomma per un programma nuovo lavorerebbero più gli avvocati che gli informatici. Alla faccia dell'informatica la servizio della produzione di beni e servizi.
3)Ad ogni bene fa applicata la difesa consona per la sua proprietà: quando fu inventata la locomotiva a 20 cavalli vapore i ferrai non riuscirono ad ottenere che essa dovesse avere 80ferri da cavallo nonostante la legislazione dell'epoca volesse che ogni cavallo avesse 4 ferri. I ferri da cavallo per la locomotiva erano inutili: non è una difetta delle ferrovie, è che proprio sono fatte così.
La cosa che non dovrebbe succedere ma che invece succede è che la legislazione riguardante Internet e più in generale il mondo del software è che è una copia imperfetta della legislazione di radio, televisione, giornali, fotocopiatrici. La facilità di copia di bit non è un difetto del software ma una sua caratteristica. Dire "questo codice è mio!" non è come dire "questo cappello è mio!".
4) Mingardi afferma che Windows Media player, come Internet Explorer, essendo incluso nel sistema operativo è gratuito perchè l'utente non lo paga a parte.
Balle. Ogni componente software per essere rilasciato deve essere analizzato, prodotto e testato: attività che hanno un costo. Al limite la presenza di quei programmi potrebbe abbassare la complessità del sistema nel suo insieme (cosa puramente teorica) ma non possono diminuirne il prezzo.
5) Mingardi afferma nel libro che avere alcuni programmi di default non compromette la possibilità di cambiarli in futuro con altri. Vero, ma deve riconoscere che essendo integrati nel sistema operativo se si prova a eliminarli possono succedere dei casini per come è stato progettato windows. Non necessariamente è un difetto di per sè ma sarebbe bello informarne il futuro acquirente, cosa che oggi non avviene.
6) Questo problema - abuso di posizone dominante della Microsoft, diritto alla copia di software, etc - nasce dal fatto che manca totalmente una legislazione fondata sulla conoscenza del modo software. Il software è un prodotto giovane, ha processi di analisi, sviluppo, testing e manutenzione in buona parte alieni da quelli dell'industria classica. Mancano ancora sistemi affidabili di misura, il comportamento software è in buona parte ancora predicibile solo considerando l'architettura sottostante, mentre in teoria questa dovrebbe essere ininfluente.
7) La Microsoft adesso piange per l'intervento dell'Antitrust europeo, ma spesso e volentieri non ha lesinato di colpire i concorrenti mettendo lo zampino a varie cause che li coinvolgevano (uno per tutti, il famigerato caso SCO contro IBM e GNU/Linux).
8) Se SuperMario avesse voluto veramente attaccare i trust a danno delle scelte dei consumatori avrebbe dovutO colpire i costruttori hardware che non rispettavano (una volta sicuro, ora non so) il contratto, il quale prevedeva un rimborso per il cliente che non voleva il sistema operativo preinstallato (WIndows).
Perchè non lo ha fatto, visto che era una chiara violazione di contratto, ben descritta dall'ottimo giornalista e traduttore Paolo Attivissimo?
9) Perchè non ha attaccato la Microsoft per la scarsa aderenza agli standard internazionali? Qualcuno si è mai trovato pagine WEB scritte in un cattivo HTML che si vedevano bene con Internet Explorer ma malissimo con altri, nonostante le linee guida di costruzione di siti sono patrimonio comune fin dall'esordio della Rete?
In questo caso, creare software non aderente agli standard internazionali (che per ora non sono regolanti) può essere visto come un mod subdolo di innalzare barriere ai concorrenti?
Il su citato Joel spolsky racconta di come Microsoft sia riuscita ad assumere la posizione di forza che ora ha: non (tanto, dico io) per intrallazzi o azioni di forza, ma perchè fin dal primo giorno fece in modo di abbattere le barriere di ingresso dei probabili acquirenti: fece software compatibile con programmi esistenti, ciò che più interessa l'utente.
Fin dal primo giorno ogni acquirente del sistema operativo DOS (quindi, Microsoft) poteva usare i programmi finora comprati e farli girare tranquillamente sul nuovo sistema operativo.
Senza casini aggiuntivi.
Senza istruzioni supplementari.
Chi vuole spiegare questo agli uffici di Bruxelles?
o è forse più semplice COLPIRNE UNO PER EDUCARNE CENTO?