Alepuzio

La risolutezza sorge soltanto per un atto dell'intelligenza che, divenuta conscia della necessità del rischio, con questa necessità determina la volontà. Carl von Clausewitz, generale prussiano
domenica, 09 marzo 2008

Concorrenza Microsoft -UE



Qualche giorno fa su LiberoMercato - supplemento economico dell'ottimo quotidiano Libero - è apparso un trafiletto di Alberto Mingardi (direttore del think thank liberale e liberista "Bruno Leoni", già incontrato in questo blog) riguardo un esposto presentato dall'Aduc (un'associazione di consumatori) alla DG Concorrenza della UE.

La vertenza riguarda il diritto inalienabile di un acquirente di PC di rimuovere il software pre-installato dal produttore: nel caso specifico si tratta del sistema operativo Windows della Microsoft che avrebbe così un monopolio di fatto.

Mingardi sostiene che il mercato è un gioco a somma positiva tra due diritti:

1)l'acquirente che ha il diritto di comprare quello che gli pare con le modalità del caso;

2)il venditore ha il diritto di vendere quello che li pare con le modalità del caso;

Ergo il venditore ha il diritto di vendere Pc con il software preinstallato che egli decide, se al consumatore non va bene allora che non se lo compri.

La mancata realizzazione dello scambio PC-quattrini farà squillare un campanello di allarme al venditore che avrà così motivo di preoccuparsi di scoprire meglio le esigenze del consumatore mancato.

L'alternativa è imporre coercitivamente al venditore cosa vendere e con quali condizioni, rendendolo così "schiavo" del consumatore che si ritroverebbe con il potere di un pascià, il che comporterebbe la mancanza di libero accordo nello scambio e la distruzione di informazione tra domanda ed offerta.


Convengo con l'argomentazione: in realtà - almeno fino a qualche anno fa - i produttori di PC davano la possibilità di rimborsare il software pre-installato all'utente, solo che si inventavano scuse e controscuse per non adempiere quella clausola del contratto.


Tanto è vero che il giornalista Paolo Attivissimo (omen nomen: è uno dei più famosi giornalisti di tecnologia in Italia) scrive nei suoi libri che è stato il primo in Italia ad ottenere tale rimborso: sul suo blog trovate i dettagli.

E' vero che il produttore ha il diritto di vendere quello che gli pare e come gli pare, ma deve anche rispettare i contratti.

Io uso la Debian a casa: mi trovo decisamente bene. Perchè tu venditore non mi puoi vendere semplicemente l'hardware senza il software che io tanto non userò?

Nel libro "Colpirne uno per educarne cento" Mingardi e Zanotto affermano che il software preinstallato è un regalo del produttore per cui non ha senso protestare.

Falso.

Diceva il grande economista liberale Milton Friedman che non esiste il pasto gratis. Per creae qualcosa c'è sempre qualcuno che ci lavora e si lavora solo a due condizioni:

1) schiavitù;

2) libero lavoro dietro compenso, nel significato più ampio del termine;

Anche solo installare software (non necessariamente prodotto dalla medesima società ma anche fatto da terzi) prende tempo e persone, cioè richiede risorse.

Se un produttore di PC vende i suoi prodotti dopo aver installato software due sono gli scenari:

1) tale installazione gli ha fatto spendere risorse senza un apprezzabile guadagno; io allora non capisco il senso di aggiungere fasi non remunerative alla produzione di un bene e dunque conviene non preinstallare;

2) tale installazione gli ha fatto spendere risorse CON un apprezzabile guadagno; allora è gratis un par di ciuffoli e pago il sistema operativo che non ho richiesto esplicitamente;


Questo senza considerare la fase di testing per l'installazione perchè quando si installa c'è sempre la possibilità che qualche componente non sia supportato ed allora si parte con la Polka delle sorprese.

Veramente: vorrei capire cosa impedisce ai produttori di vendere PC facendo solo firmare ai clienti se vogliono con o senza sistema operativo preinstallato mostrando stampata la differenza di prezzo delle due versioni.

Per me renderebbero un costo da fisso a variabile almeno nel breve e medio termine visto che oggi Windows rimane il sistema operativo più usato su PC desktop.

 

Un fatto simile riguarda me e l'Istituto "Bruno Leoni": io vorrei associarmi (pagherei per ora solo 50 euro all'anno) ma il sito indica come forme di pagamento:

-->bonifico bancario;

-->paypal;

Il bonifico richiederebbe andare in banca e pagare 50 euro + commissione o come cavolo si chiama (nel caso 5 euro grosso modo): una bella seccatura. Dovrei prendere un permesso dal lavoro e pagare 5 euro in più che sono una bazzecola ma per il mio animo scozzese-genovese è kriptonite pura.

Il secondo banalmente non ce l'ho nè penso di farlo a breve perchè non mi convince.

Meglio sarebbe versamento su conto corrente postale: 50 euro + 1 euro per le poste (1 euro in più che non ferirebbe il succitato delicato e sensibile animo scozzese-genovese) senza chiedere permesso per andare in posta visto che posso andarci anche di sabato mattina o al limite in pausa pranzo.

Evidentemente non conviene all'Istituto avere questa forma di pagamento perchè alla fine sarebbe una perdita (almeno presumo): in questo modo entrambi perdiamo uno scambio.

Conviene a chi e per cosa?

 

UPDATE poi è comparso un altro articolo di Mingardi su un'altra questione spinosa del rapporto Microsoft-EU: il formato dei file.

Ogni file contiene delle informazioni (musica, test, video, etc..) che sono codificate secondo certe regole; i formati dei file riflettono appunto queste regole.

Essi sono divisibili in due categorie "economiche":

>proprietari (non liberi): qualcuno ne rivendica il possesso e solo lui può sapere i dettagli;

>non proprietari (liberi): la definizione ed il diritto ad apportare le modifiche è propria di un gruppo, non di individuo in particolare;

Mingardi afferma, in contrasto con il mondo FLOSS (banalizzando, Free and Open Source Software), che lo standard per i formati dei file, anzichè essere "benedetto" da una specifica organizzazione, può essere stabilito attraverso i meccanismi classici del mercato.

Come afferma il Principe dei libri di testo sull'informatica, il prof. Andrews Tanenbaum dell'università Vijre di Amsterdam, gli standard sono classificabili in un modo diverso dal mio:

>standard de facto: sono standard perchè li usano tutti (es. l'architettura hardware dei PC è standard perchè tutti si sono rifatti a quella IBM; UNIX è lo standard per i sistemi operativi nel mondo universitario);

>standard de iure:  sono standard perchè lo dice la legislazione. in questo caso si ha una sottodivisione:

>>legislazione decisa tra Stati;

>>legislazione decisa da altro tipo di organizzazioni;

Nel mondo IT questi due tipi si combinano senza chiarezza per chi guarda da fuori: la morale è che in realtà quelle delle organizzazioni non statali come ITU (International Telecomunications Union che definisce gli standard delle telecomunicazioni in ambito europeo) sono suggerimenti, non ordini ai governi.

Anche perchè i governi sono come i tredicenni: non gli piace ricevere ordini (1).

Certo è meglio che li seguano tutti se vogliono comunicare tra di loro: crearsi uno standard incompatibile con altri può andare bene per paesi isolati, non certo per quelli sviluppati.

Certo, si possono creare standard che unifichino standard nati come incompatibili ma l'effetto rassomiglierebbe a fermare una lite urlando "SILENZIO!": si peggiorano solo le cose.

Il problema infatti è che nel cercare di standarizzare "troppo" si creano costrutti terribilmente complessi che richiedono:

>tempo;

>studio;

>energie;

>moneta sonante;

per essere compresi. Insomma non se ne fa niente o si semplifica mediante le'liminazione del necessario.

In informatica e nel mondo IT in generale molto ospesso non vince il perfetto ma il semplice.

Il linguaggio ADA è molto ben strutturato ma è sexy come può esserlo un faldone di 800 pagine uscito dal Dipartimento della Difesa USA: in compenso Ruby è molto chiaro pur essendo un linguaggio di scripting (sintetizzando, un linguaggio per sviluppare velocemente ma molto specializzato(2)).

Oggi ci sono molti più sviluppatori e sviluppi in Ruby che in ADA.

Di fronte a queste difficoltà avrebbe senso delegare ad un solo organismo la definizione di standard di file o ha più senso lasciare al tumulto del mercato stabilire chi e quanto vince?

Meglio la cattedrale o il bazaar?


1) la battuta non è mia, è di Tanenbaum, a pagina 71 (quarta edizione italiana) del suo ottimo "Reti di calcolatori."

(2) o voi puristi dell'informatica so che smaniate dal tempestarmi di ingiurie. Sì la mia definizione è lacunosa e fuorviante e voi siete meravigliosi come Ruby, PERL e Python: ma voglio solo farmi comprendere, ok? Tenete a freno quelle dita dal scrivermi commenti irosi; per rimediare quanto prima posterò sull'usare linguaggi diversi in uno stesso programma.

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venerdì, 29 febbraio 2008

ARIDATECE SCOGLIAMIGLIO!!Carlo Scognamiglio


Sul quotidiano Libero è uscito un trafiletto di Carlo Scogliamiglio, ex-presidente del Senato durante il primo governo Berlusconi e figura dei LiberalDemocratici di Lamberto Dini (se ben ricordo).

12 punti 12 da liberale:

1) Niente aggiustamento dei salari in base al potere d'acquisto: si creerebbero solo problemi futuri e l'economia mondiale non ci permette di aumentare il costo del lavoro: meglio una flat tax con due soli scaglioni:

-->18% fino ai 50.000 euro di reddito;

-->30% per i redditi superiori;

con queste c'è una detrazione fissa da decidere esentando così i redditi inferiori ai 13.500 euro.

2) Si levi l'IRPEG come entrata e gli aiuti alle imprese (2% del PIL) come uscita;

3) Abolizione delle Province smezzando le responsabilità a Comuni (o consorzi comunali) e Regioni: così si semplificherebbe il modello amministrativo e si allocherebbero meglio le risorse;

4) Abolizione delle Authorities con compiti amministrativi e senza funzioni giusrisizionali (non sarebbero colpite ad esempio consob e Banca d'Italia): i ministeri avrebbero le loro competenze;

5) Agevolazioni (non quattrini) alle imprese che investono nell'aumento della produzione con aumento di occupazione;

6) Cessione alla Cassa Depositi e Prestiti delle partecipazioni del Tesoro (Enel, Finmeccanica, etc) abbattendo così un bel po' di debito pubblico e mettendo in Borsa quello che si è ceduto;

7) Modello danese (propugnato anche da Francesco Giavazzi): libertà nei licenziamenti e sussidi TEMPORANEI alla disoccupazione (3 anni, ad esempio);

8) Le pensioni si danno in base non all'anzianità e vecchiaia ma in base all'anzianità contributiva: in questo modo il lavoratore che ha 60/65 anni può comunque decidere di proseguire;

9) Abolizioni degli Ordini Professionali;

10) Tetto nella retribuzione e quantià delle consulenze nella Pubblica Amministrazione;

11) Abbassamento dell'età dell'obbligo scolastico a 5 anni e riduzione del ciclo da 12 a 13 anni in modo da entrare prima nel mondo del lavoro;

12) Riforma dell'ordinamento giudiziario tra cui: i giudici non possono far parte di associazioni di categoria, PM e giudici devono essere percorsi separati, introduzione di cauzioni per l'appellabilità delle sentenze;


C'è da pensare un momento sulle cifre per l'economia, per le questioni amministrative nulla so.

Ha senso anticipare l'entrata nella scuola ma io direi di ridurre di più il ciclo con un tetto di posti all'ingresso nelle scuole secondarie superiori per evitare che entrino tutti i richiedenti come è da troppo tempo.

Nella scuola cercando di anticipare l'ingresso dei giovani nel modo del lavoro si è abbassata la loro qualità riducendone al netto la loro produttività, il tutto a vantaggio di indiani e cinesi (grazie alle sagaci idee dell'allora ministro Luigi Berlinguer con gli "acuti" consiglieri).


Per il resto mi piacerebbe che le proposte entrassero nella capoccia dei prossimi deputati del Partito delle Libertà - sia che si vince sia che si perde - e che non si ricominci con l'accidia (per non dire altro) della scorsa legislatura.

Abbiamo avuto la botta di fortuna per favore non rimandiamo queste riforme alle calende greche.

E lasciamo più spazio ad Antonio Martino, Carlo Scognamiglio ed agli liberali-liberisti.

Se avessi voluto gli statalisti avrei tenuto Romano Prodi con entourage vario.

Vabbè che in buona parte questo entourage sta nel PD....

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lunedì, 28 gennaio 2008

Antifona delle libertàanthem


E'uscito dalla casa editrica LiberiLibri (che il panorama editoriale italiano che la preservi ancora a lungo) un romanzo corto (86 pagine) della romanziera Ayn Rand: origine russa ma di cultura libertaria.

Cosa ha di eccezionale questo libro? 13 euro per un centinaio di pagine sembrano troppe se si concorda con l'idea che la cultura sia da vendere un tot all'etto (la battuta è di Franco Battiato).

L'ho comprato sabato e me lo sono letto tutto d'un fiato la sera stessa ("Non è colpa mia/ se le pedane sono piene di scemi che si muovono//" nella canzone "Up patriots to Arms" sempre citando il grande Battiato: mannaggia che vota la parte opposta :)).

L'introduzione è stata scritta da Gianfranco de Turris, giornalista che in passato si è occupato dei punti di riferimento culturale della Destra (Julius Evola, H.P. Lovercraft, ...): all'inizio risulta un po' difficile ma riesce perfettamente nell'intento di illustrare il pensiero di fondo della Rand.

Lo stile è molto semplice e diretto: essenzialmente è un monologo sulle azioni dell protagonista nel passato.




E' la storia di una liberazione.

Non la liberazione di un popolo.

Non la liberazione di un capo.

La liberazione di un uomo che segna il cammino per la liberazione dell'UOMO CHE VIVE.

In una società situata nel futuro ma che vive nel passato tecnologico (la candela è l'invenzione più recente) ogni uomo è uguale ad un altro uomo.

Ocio, non ogni uomo ha pari dignità e diritti di un altro ma che tutti sono trattati allo stesso modo. Ogni particolarità è bandita e criticata perchè TUTTI SONO UNO e UNO E' TUTTI.

Ovviamente qualcuno non si riesce ad allineare ma o è fatto fuori o da di matto ma quest oè secondario.


Come è stata creata questa parificazione estrema?

Abolizione dei nomi: se NOMEN OMEN (se il nome caratterizza la cosa chiamata e riconosciuta tramite esso) basterà eliminare i vari Alessandro, Luca, Marco, Mohammad, Francesca, Antonella, Rosamunda, Abdul e compagnia bella con nomi come

"UGUAGLIANZA"

"DEMOCRAZIA"

"INTERNAZIONALE"

"UNANIMITA'"

seguiti da un numero: 1, 3, 10, 34325,565665, etc..

La generazione di bambini non è libera ma è vincolata dalle decisioni di uffici preposti.

I bambini non conoscono i genitori, i genitori non sanno chi hanno creato: insomma, produzione fordista di esseri umani.

I bambini all'inizio vivono in apposite sezioni dove imparano l'ABC dell'uguaglianza, poi si specializzeranno a seconda...

-->delle loro preferenze?

-->di test psico attitudinali?

-->dei risultati di una lotteria?

Niente di questo: da un'altra città viene un vecchio che stabilisce quale sarà il lavoro di ogni ragazzo che gli parerà davanti.

Dopo essere stati designati i ragazi studiano per la loro professione e dai 15 anni lavorano, senza possbilità di cambiamento, fino ai 50 anni.

A questa età vengono messi forzatamente a riposo e si viene visti come fenomeni da baraccone: sempre in nome dell'uguaglianza, si intende...


Non mi dilungo oltre: ma cosa succede se un uguale scopre qualcosa (e gli altri uguali no) e la vuole mettere a servizio dei suoi uguali?

-->"E' benvisto"

-->"E' odiato"

-->"Visco e Padoa Scoppia impongono una tassa sullo sfruttamento dei neuroni perchè si è ottenuto qualcosa di non richiesto"


Ma chi è l'autrice?

Ayn Rand, pseudonimo di Alyssa Rosembaum (1905-1982), apparteneva alla borghesia russa che scappò dal proprio paese dopo la Rivoluzione d'Ottobre.

Si rifugiò negli Stati Uniti d'America e lì lavora nel mondo di hollywood in vari modi: nel 1943 pubblica il romanzo "The  Fountainhead" (da cui l'omonimo film con Gary Cooper e King Vidor).

10 anni dopo, con il libro "Atlas Strugged", abbandona la pura letteratura per dedicarsi alla saggistica filosofica.

Tale fu la sua energia che creò una corrente filosofica, l'OGGETTIVISMO: in linea di massima è uno sviluppo dell'aristotelismo e del giusnaturalismo con parecchie cose in comune con l'anarco-capitalismo di Murray Newton Rothbard. Tra le varie cose in comune c'è la scarsa fortuna in ambito accademico,

visto che nelle università di ambo le sponde atlantiche ancora prosperano le male erbe del socialismo e della burocrazia alla Bismarck.

Tra le persone che frequentarono la Rand ci fu anche il giovane Greenspan, poi il più duraturo Presidente della Federal Reserve degli USA: infatti leggendo il suo ultimo libro ("L'età della turbolenza" o qualcosa del genere)

afferma che fu proprio l'incontro con Ayn Rand a fargli modifcicare le sue convinzioni strettamente positiviste in quelle attuali (anche se spesso le ha tradite, vedesì l'inflazione costante del dollaro nel suo periodo).

Mi pare ci sia un sito italiano (su digitalander.it) dedicato all'oggettivismo.

Un bel profilo di questa autrice si trova nel blog di Perla Scandinava.


Perchè leggere questa autrice e farne tesoro, allontanandosi così dai i soliti intellettuali piangenti "MA NON VOLEVAMO QUESTO!"?

Semlice, la risposta è in Antifona: "Cos'è la mia vita, se devo solo piegarmi, acconsentire ed obbedire?"


 




 

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venerdì, 30 novembre 2007

Bug 2007 in SuperMario: PIANFICAZIONE ECONOMICA




Preambolo: post uscito in ritardo di mesi causa problemi con internet. Comunque ci sono considerazioni teoriche un po' oltre la cronaca.


Da qualche settimana la Commissione Europea ha battuto la Microsoft all'Alta Corte di Strasburgo. L'azienda number one nel mondo dell'informatica dovrà sborsare la bellezza di 497 milioni di euro per violazione delle leggi europee per l'AntiTrust.

Insomma: bene fece la Commmissione presediuta da Mario Monti (ora tornato in Bocconi) a segnalare la posizione della Microsoft come frutto di abuso di posizione dominante. in più la Micorsoft si ritrova a dovre pagare altri 280.5 milioni di euro di multa per la mancata apertura del sistema Windows Server.


 


Premessa



Mi sono laureato in ingegneria informatica, sul mio portatile uso solo GNU/Linux, ho frequentato Openlabs ed il Linux User Group della Bocconi ed un paio di volte ho dato una mano al Linux Day di Milano.

Insomma: un po' il mondo Microsoft mi sta sulle balle, specie quando lo devo usare per lavoro.

Datemi qualche sistema Unix-like e mi sento meglio.


Fine della premessa.


Monti, subito dopo la sentenza, al Corriere della Sera aveva rilasciato un'intervista in cui affermava (sintezzando parecchio) che la Microsoft fino ad allora era protetta dal potere forte GW Bush ed ora si trova di fronte un altro potere forte, la burocrazia europea.


Al di là che spero che Monti implicitamente voleva dire "Se ci fosse stato una Clinton o un Obama, 'sto casino non lo mettevo su", il buon Alberto Mingardi, già affrontato in questo blog qui, in Libero Mercato del 18 settembre 2007 affermava che in questo modo:

(1) si fa una cagnara USA-Europa sul portafoglio dei consumatori per il puro piacere della cagnara;

(2) Si indebolisce il processo di tutela della proprietà, essenziale per il libero mercato;

(3) si esalta il ruolo della regolazione della concorrenza prescindendo dalla dinamica del mercato, cioè la libera e reciproca interazione produttori-consumatori; ossia implicitamente si usa un pilastro della pianificazione economica: la conoscenza a priori di qualcosa di dinamico con volontà di applicazione.

(4) si ignora che la vendita di prodotti abbinata ad altri a costo zero (bundling) raramente è segno di monopolio.

(5) non è sostenuta dalle statistiche delle vendite di Windows allegerito di Windows Media Player con il gradimento di iTunes o Flash: insomma, Windows Media Player non è determinante per il mercato multimediale.

(6) i concorrenti di Microsoft hanno capito che per avere quote maggiori di mercato bisogna investire non in Ricerca & Sviluppo ma negli studi di avvocati e nei corridoi di Bruxelles, con buona pace del sottoscritto che guarda caso così non guadagna nulla.


Insomma, Mingardi ribadisce le conclusioni del libro "Colpire uno per educarne cento", scritto da lui e da Paolo Zanetto (altra capoccia dell'Istituto Bruno Leoni).


Dunque, a me pare che le analisi siano parziali da ambo le parti, con le ovvie conseguenze sui rimedi.


Da un lato, concordo con Mingardi sul lato di teoria economica.

L'assegnazione dei prezzi è un processo le cui regole sono messe in discussione quasi prima ancora che vengano eseguite: il pensiero pro-antiTrust implica che in un dato momento chi di dovere sappia come funziona ORA l'assegnamento delle risorse economiche AI MINIMI DETTAGLI e sappia AI MINIMI DETTAGLI come evolverà quel dato settore, per cui le decisioni da prendere sono quelle che devono massimizzare qualche fine economico (distribuzione delle quote di mercato, massimizzazione del numero di scelte per il singolo consumatore medio, etc...).

Questo sarebbe possibile se e solo se:

1)Si possono dividere in modo chiaro e distinto i vari settori in modo da definire i vari insiemi di elementi di cui trovare il massimo cercato;

2)si sa quale è il massimo che serve cercare in quel momento in previsione del futuro più lontano (altrimenti si avrebbe una soluzione monca perchè il massimo fino ad un certo punto spesso non coincide con il massimo assoluto);

3)gli interessati dell'intervento anti-trust (cioè tutti i produttori del settore) devono ricavare un vantaggio preciso, non suscettibile di incertezze (This is the economy, baby: l'incertezza di interventi coercitivi nel mercato genera solo incertezza tra gli agenti economici. Si deve sapere quanto si guadagna da un certo intervento): l'opinione del colpito dall'intervento non conta perchè ha violato il funzionamento del mercato, essendosi limitato a massimizzare il suo guadagno o avendo violato le leggi;

al che si ribatte:


1) Chiaro e distinto c'è ben poco in economia, meno che mai nella suddivisione delle unità produttive. Esse sono legate a tempo e spazio, cioè dalla cultura del tempo la quale comprende anche le preferenze economiche dei consumatori.

I produttori per guadagnare devono vendere, cioè soddisfare le richieste dei consumatori; a tale fine organizzano i propri mezzi di produzione fondendo e smezzando unità lavorative in modo da aver il maggior guadagno netto marginale (massimo guadagno a singola copia del bene prodotto ed al netto di tutte le spese).

Se un produttore A di cravatte produce solo cravatte monocolore, un altro produttore B produce solo papillon, un altro C produce cravatte regimental, monocolore e papillon e quest'ultimo ha la quota maggiore di mercato nei citati tipi di cravatte senza violare i diritti dei concorrenti è in posizione di abuso di posizione dominante? Se producendo i tre tipi di cravatte riesce a guadagnare marginalmente di più ne consegue che una scelta diversa comporterebbe una diminuzione dei suoi guadagni. Sarebbe lecito o no abbassargli i guadagni?

E' vero che Microsoft guadagna un transatlantico di soldi (tempo fa Joel Spolsky, program manager di Excel 5.0 disse che la società più vicina avrebbe raddoppiato il suo fatturato se avesse potuto avere solo il budget della Microsoft per le bibite dei suoi dipendenti). Ma è altrettanto vero che un abuso di posizione dominante non si ottiene semplicemente rilasciando qualche programma senza sorgenti perchè esiste il processo di reverse engineering: argomento che riprenderò nella seconda parte del post.

Per ora mi basta aver fatto presente che il concetto di settore produttivo è buono per i libri di microeconomia ma nella pratica è artificioso ed approssimativo, dunque causa di disgrazie e confuzione.


2) Se valesse questa condizione (l'onniscienza dello stato della società, della sua struttura futura da perseguire e dall'insieme di stati intermedi da passare) a che pro permettere lo scambio libero delle persone? Il mercato è uno strumento per permettere alle persone di scoprire che vogliono e qual è il modo attuale meno esoso per ottenerlo.

L'onniscienza elimina la motivazione del processo continuo di ricerca  e riduce l'economia ad un mero problema di massimizzazione e distribuzione di risorse non suscettibili di libera ed improvvisa modificazione nè di quantità nè di preferenza.

I vari casi di "fregatura" non rimangono nascosti più del possibile perchè il feed-back è veloce e graduale, frutto delle scelte di più persone.

Se le Ferrovie dello Stato vanno male, capperi dei passeggeri perchè legalmente altre possbilità sono vietate. Cosa che casualmente succede.

Sempre recupero è, ma la cosa non è uguale.


3) l'eventuale danno casomai ce lo hanno avuto i concorrenti. I consumatori non sono stati danneggiati perchè il trust serve appunto ad aumentare le quote di mercato di un'azienda o gruppo di aziende e la quota di mercato aumenta se si vende a più consumatori rispetto i concorrenti, ossia se i consumatori reputano più conveniente comprare dal trust che dalle altre.

Per cui i consumatori mai possono ricevere danni dal semplice e puro trust: devono esserci altri fattori per poter parlare di danno.

I concorrenti mediante cause anti-trust possono recuperare posizioni di mercato (avere i guadgni perduti): posizioni - bada ben bada ben - che è solo l'insieme dei consumatori ad assegnare in modo involontario ma coordinato.


Nella collana Management de Il Sole24Ore-Repubblica-Università Bocconi Editore di 1 o 2 anni fa al volume "Microeconomia per manager" (volume 15) si cita a pagina 8 la medesima politica di prezzi di GE e WestingHouse per i motori elettrici a turbina.

In base a tale politica si vendevano turbine e componenti varie ad un prezzo del 78%. Se tu fossi stato un cliente che comprava a queste condizioni e nei 6 mesi successivi la GE o l'altra vendevano ad un altro gli stessi beni con un prezzo più basso, a te avrebbero rimborsato retroattivamente la differenza dei due prezzi.

Il cliente  in pratica aveva la garanzia del migliore sconto nel semestre.

Dove cavolo uno aveva il danno io non l'ho capito, ma l'Antitrust non si è peritato di rompere le scatole alle due società?

Si che lo ha fatto.

Cosa hanno fatto in pratica le due società? Hanno sfruttato al meglio la loro posizione nel mercato in tutti i livelli (economico, distributivo, finanziario, produttivo, ...) per avere un maggiore guadagno marginale. Se i concorrenti di GE e WestingHouse non erano in grado di reggere capperi loro: l'economia di mercato non è una corsa di cavalli in cui allo sparo si parte tutti dallo stesso punto. Con quell'intervento le due società non hanno potuto più praticare nè sconto nè garanzia di prezzo pena diminuire i guadagni.

Non hanno potuto sfruttare la meglio le loro risorse e si sono tenute la situazione del momento; i consumatori non hanno visto diminuzione di prezzo ed i concorrenti hanno mantenuto le loro inefficienze.

Chi guadagna? I burocrati dello Stato.

Una critica a questo ragionamento è che il singolo consumatore non ha vera scelta se c'è un trust perchè gira e rigira sempre quelli sono ad imporre i prezzi.

In realtà il mercato essendo libero non impone nulla: è il frutto di un ACCORDO SENZA VIOLENZA: se tu mi vendi qualcosa d un prezzo che io reputo troppo alto non te lo compro e mi cerco un altro modo.

La scelta è sempre limitata quando il consumatore vuole risparmiare il più possibile.

E qui si giunge alla pratica.


Mingardi sembra voglia far passare per vittima la Microsoft ed i suoi ragionamenti non tengono conto del tipo di mercato cui si applicano.


La Microsoft sviluppa software che è un prodotto immateriale, ben diverso da cravatte o turbine.

Il concetto di proprietà privata qua si tramuta in proprietà intellettuale che è confuso nella definizione e richiede una casistica ampissima nell'applicazione.

Mi riservo di approfondire la vicenda in futuro ma noto en passant:

1) Se io compro un oggetto ho il diritto a studiarmi come è stato fatto? Mingardi direbbe di no sennò l'industria che lo produce ci perde ed addio innovazione: io dico di sì sennò sarebbe limitato il mio diritto a disporre di un mio bene come mi aggrada ameno di aggressione fisica.

2) Cosa vogliamo considerare come diritto di proprietà nel software? Il programma eseguibile, il codice sorgente, l'algoritmo? Se la prima allora devo considerare tutte le piattaforme hardware? Se la seconda devo esplicitare i linguaggi in cui il mio codice sorgente è scritto? Se no, varrà la terza: la proprietà intellettuale sugli algoritmi, sui processi di funzionamento.

Significa che ci sarebbe la corsa negli uffici brevetti o chi per essi per impedire IN VIA GIUDIZIARIA che un concorrente possa scrivere il suo software. Insomma per un programma nuovo lavorerebbero più gli avvocati che gli informatici. Alla faccia dell'informatica la servizio della produzione di beni e servizi.

3)Ad ogni bene fa applicata la difesa consona per la sua proprietà: quando fu inventata la locomotiva a 20 cavalli vapore i ferrai non riuscirono ad ottenere che essa dovesse avere 80ferri da cavallo nonostante la legislazione dell'epoca volesse che ogni cavallo avesse 4 ferri. I  ferri da cavallo per la locomotiva erano inutili: non è una difetta delle ferrovie, è che proprio sono fatte così.

La cosa che non dovrebbe succedere ma che invece succede è che la legislazione riguardante Internet e più in generale il mondo del software è che è una copia imperfetta della legislazione di radio, televisione, giornali, fotocopiatrici. La facilità di copia di bit non è un difetto del software ma una sua caratteristica. Dire "questo codice è mio!" non è come dire "questo cappello è mio!".

4) Mingardi afferma che Windows Media player, come Internet Explorer, essendo incluso nel sistema operativo è gratuito perchè l'utente non lo paga a parte.

Balle. Ogni componente software per essere rilasciato deve essere analizzato, prodotto e testato: attività che hanno un costo. Al limite la presenza di quei programmi potrebbe abbassare la complessità del sistema nel suo insieme (cosa puramente teorica) ma non possono diminuirne il prezzo.

5) Mingardi afferma nel libro che avere alcuni programmi di default non compromette la possibilità di cambiarli in futuro con altri. Vero, ma deve riconoscere che essendo integrati nel sistema operativo se si prova a eliminarli possono succedere dei casini per come è stato progettato windows. Non necessariamente è un difetto di per sè ma sarebbe bello informarne il futuro acquirente, cosa che oggi non avviene.

6) Questo problema - abuso di posizone dominante della Microsoft, diritto alla copia di software, etc - nasce dal fatto che manca totalmente una legislazione fondata sulla conoscenza del modo software. Il software è un prodotto giovane, ha processi di analisi, sviluppo, testing e manutenzione in buona parte alieni da quelli dell'industria classica. Mancano ancora sistemi affidabili di misura, il comportamento software è in buona parte ancora predicibile solo considerando l'architettura sottostante, mentre in teoria questa dovrebbe essere ininfluente.

7) La Microsoft adesso piange per l'intervento dell'Antitrust europeo, ma spesso e volentieri non ha lesinato di colpire i concorrenti mettendo lo zampino a varie cause che li coinvolgevano (uno per tutti, il famigerato caso SCO contro IBM e GNU/Linux).

8) Se SuperMario avesse voluto veramente attaccare i trust a danno delle scelte dei consumatori avrebbe dovutO colpire i costruttori hardware che non rispettavano (una volta sicuro, ora non so) il contratto, il quale prevedeva un rimborso per il cliente che non voleva il sistema operativo preinstallato (WIndows).

Perchè non lo ha fatto, visto che era una chiara violazione di contratto, ben descritta dall'ottimo giornalista e traduttore Paolo Attivissimo?

9) Perchè non ha attaccato la Microsoft per la scarsa aderenza agli standard internazionali? Qualcuno si è mai trovato pagine WEB scritte in un cattivo HTML che si vedevano bene con Internet Explorer ma malissimo con altri, nonostante le linee guida di costruzione di siti sono patrimonio comune fin dall'esordio della Rete?

In questo caso, creare software non aderente agli standard internazionali (che per ora non sono regolanti) può essere visto come un mod subdolo di innalzare barriere ai concorrenti?

Il su citato Joel spolsky racconta di come Microsoft sia riuscita ad assumere la posizione di forza che ora ha: non (tanto, dico io) per intrallazzi o azioni di forza, ma perchè fin dal primo giorno fece in modo di abbattere le barriere di ingresso dei probabili acquirenti: fece software compatibile con programmi esistenti, ciò che più interessa l'utente.

Fin dal primo giorno ogni acquirente del sistema operativo DOS (quindi, Microsoft) poteva usare i programmi finora comprati e farli girare tranquillamente sul nuovo sistema operativo.

Senza casini aggiuntivi.

Senza istruzioni supplementari.

Chi vuole spiegare questo agli uffici di Bruxelles?

o è forse più semplice COLPIRNE UNO PER EDUCARNE CENTO?


 


 


 


 


 


 


 


 


 

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domenica, 21 ottobre 2007

Formiche informatichesimbolo di Apache Ant, argomento del post



Caratteristica propria dell'informatico di ogni livello è la pigrizia. Pigrizia che spazia dallo "non scrivo il manuale d'uso che tanto poi l'utente fa un po' di prove e se la sbriga lui" allo "sto digitando troppi tasti nello scrivere il codice  che in buona parte fa sempre le stesse cose: fammi pensare se posso velocizzare qualcosina".

Nel primo caso l'utente bestemmia e non usa/compra il software realizzato dal pigro informatico, nel secondo l'informatico si sbriga a fare le cosette solite evitando noia ed errori derivanti e si dedicare ad attività più produttive (come pensare al nome da dare alla nuova macchinetta del caffè delle pause).

Ricordate questo post? Il programmatore non è un novello Mago Merlino che tramite invocazioni di entità infernali incatena spiriti maligni al computer costringendoli a compiere le azioni che l'utente comunica mediante mouse e tastiera, ma segue un percorso logico e lineare per costruire il software (anche se a mio parere è meno produttivo e più ricco di incognite di un bel Sabba in una notte di luna piena con un po' di hardware in un calderone bollente: purtroppo non ho ancora i benchmark di quello che esce fuori così ma l'istinto mi suggerisce qualcosa).

Tale percorso è:

1)scrittura del codice sorgente: il programmatore scrive il programma mediante regole semantiche e sintattiche di un certo linguaggio di programmazione(C, C++, Java, PERL, et cetera et cetera);

2)compilazione: usando programmi opportuni detti compilatori (gcc, g++, javac) il codice sorgente viene trasformato in codice che può essere compresoed eseguito dalla macchina. (Per la verità esistono linguaggi che permettono di non compilare necessariamente il codice ma sono un caso più particolare degli altri);

3)esecuzione:si invoca un programma specifico per far eseguire il programma compilato nella fase (2): nel mondo Windows in genere si clicca sull'opportuna icona si scrive il nome su "Esegui applicazione" o su command line.



Quando i programmi sono piccoli il procedimento non ha grossi intoppi (a parte l'errore manuale); quando cominciano ad esserci dimensioni maggiori e quindi complessità maggiore del programma, con varie dipendenze da file di sistema ed interdipendenze, allora la cosa comincia quantomeno a farsi lunghetta.



Per i programmi scritti in C/C++ (due linguaggi che hanno fatto grande la produzione del software) si ricorre ad un programmino chiamato make. Per eseguirlo basta scrivere in un file (makefile) i nomi dei vari file con alcuni riferimenti ad altri file e lanciarlo: lui si occupa di compilare tutto correttamente (ok, sto banalizzando ma solo per scopo divulgativo).

Questa utility però ha qualche svantaggio:

1)non è stato progettato per essere cross-platform: cioè la sua esecuzione funziona su GNU/Linux non è detto che funzioni su MacOS, nè se va qui è detto che vada su Windows.

2)Ergo ogni sistema ha il suo che differisce dagli altri per pochi dettagli cui nessuno pensa finchè non ci pensa dopo ore spese a capire "perchè sto coso non va su questo coso mentre va su quell'altro coso?" non esplicando però se per coso si intenda "sistema operativo", "computer" o "servitore di Azarot Principe dell'Inferno" (la terza è impossibile perchè per ipotesi di questo discorso abbiamo scartato l'idea di chiamare altri esseri viventi all'interno del processo produttivo: da un lato ci complichiamo la vita, dall'altro non abbiamo a che fare con manodopera esterna e quindi con sindacati vari)



Insomma, con make possono esserci complicazioni inutili e dispendiose. A ragione di ciò un programmatore Java, James Duncan Davidson, ha deciso di creare un nuovo sistema di compilazione chiamato ANT ("formica" in inglese).

Quali sono i vantaggi?

1) Il file su cui scrivere le istruzioni è un file XML valido (build.xml)anzichè di testo normale. Ci sono alcuni svantaggi in generale con XML ma tra i vantaggi è multipiattaforma per cui non ci si deve preoccupare di cambi di piattaforma;

2) ANT è scritto in JAVA, per cui se uno si vuole creare le sue estensioni poi può portarle in qualunque piattaforma senza doverle ricompilare.

3) E'meno complesso scrivere un build.xml che un makefile;

4) Deo gratia, molti ambienti di sviluppo software lo integrano nativamente: nel caso iellato ci sono i plugin che permettono comunque di usarlo.

Eclipse per esempio lo supporta nativamente, NetBeans non so.



A tempo molto perso ho creato una specie di cheatsheet, cioè una guida rapida per consultazione nella creazione di un build.xml. Spero possa essere utile: scaricatelo in pdf se non usate OpenOffice o se pensate che non lo modificherete.

Lo scarico è libero, gratis e la licenza è una Creative Commons BY-SA.

Il file è nel mio MediaBlog.



Alla prossima e happy building!! ;))
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lunedì, 08 ottobre 2007

Sto leggendo da poco un libro di un sociologo francese liberale, Raymond Aron.


Grande studioso di von Clausewitz ,mi sembra che si scosti un bel po' dai liberali a me cari (von Mises, von Hayek, ROthabrd).


Qualche anima pia mi sa dire qualcosa in più su questo pensatore?

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giovedì, 20 settembre 2007

PROVIAMO TECHNOCRATI....

Technorati Profile
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lunedì, 10 settembre 2007

Liberista di destra, o l'ornitorinco per Kant



Spiegazione del titolo: anni fa uscì un saggio di Umberto Eco dal titolo "Kant e l'ornitorinco" in cui si affrontava il problema della conoscenza sui giudizi sintetici a priori (premesse implicite dei nostri ragionamenti) prendendo spunto dal fatto che il suddetto animale sfuggiva dalla classificazione degli esseri viventi vigente al tempo di Kant, per cui esso in effetti era un controesempio della consistenza delle idee di Kant. I puristi e chi ha letto il saggio starà vomitando al rissunto ma l'idea è questa (se la memoria non mi tradisce). Fine della premessa.



Spiegazione del post. Mezza inca**atura leggendo un articolo su Libero.



Sabato scorso passando alla Hoepli ho visto un nuovo libro di Francesco Giavazzi ed Alberto Alesina - entrambi economisti di fama mondiale, uno in Bocconi (un mio amico fece la tesi con lui, portandolo pure al mio collegio a parlarci della situazione economica del momento, poco prima della bancarotta argentina), l'altro ad Harvard - dal titolo IL LIBERISMO E' DI SINISTRA.

Già questo mi basta per farmi ribollire il sangue pieno di eroici (poco) furori (molti). Leggendo il retro la bella (??) frase di Fabio Mussi, ministro dell'Università ed filosofo ex-Normalista, "Il liberismo è un'ideologia primitiva", mi son persuaso a fare quattro passi per sbollire l'animo (poco) eroico e (molto) furioso.

Domenica dopo compro il buon vecchio Libero e mi ritrovo un articolo dell'ottimo Alberto Mingardi dell'Istituto Bruno Leoni, un think-thank liberale e libertario sempre benemerito ed a cui mi associerò (stipendio permettendo).

Il ragionamento di Mingardi è il seguente: è inutile che il popolo di centro destra si indigni perchè si è fatto poco quando si era al governo per cui non si lagni se altri alzano il vessillo del libero mercato e loro finora come opposizione hanno proposto l'alzabandiera a scuola.

Premessa del mio (s)ragionamento: ogni critica che seguirà prenderà di mira le ipotesi implicite e le conclusioni di Mingardi; egli rimane uno dei miei opinionisti preferiti, sia nello stile sia nel contenuto e se c'è un po' di risveglio di coscienza a favore della proprietà privata e della libertà in Italia lo si deve in buona parte alle attività dell'Istituto Bruno Leoni di cui egli è direttore generale (o qualcosa del genere). Non sono al servizio del potente di turno (come una volta si lasciò scappare RagionPolitica.it) nè di occulti interessi (come in un comunicato di Sircana, portavoce del Presidente del Consiglio).

A me pare si confonda cronaca e storia. Che il centro destra poco abbia fatto è questione abbastanza frequente nei post di Tocque-ville; che l'abbia fatto per stupidaggine con Fini poco chiari e Casini conseguenti idem; che l'abbia fatto per pigrizia penso proprio di no.

Mingardi implicitamente rifiuta che l'azione di sindacati e lobby sia stata influente più di tanto nella scorsa legislatura, tant'è che ora l'accordo si è raggiunto con essi comunque, a prescindere dall'esito delle liberalizzazioni di Bersani.

Sì, peccato però che i sindacati abbiano praticamente scritto l'ultima Finanziaria escludendo le posizioni di Confindustria e di altri attori economici ben più importanti per la crescita del Paese. Peccato che le liberalizzazioni di Bersani imponevano obblighi ad alcuni agenti economici (tassisti, farmacisti, notai) avvantaggiando altri (COOP, guarda caso) senza una visione di insieme (se elimini i vantaggi istituzionali dei notai, devi pensare pure a chi redistribuire all'interno del sistema giudiziario i loro compiti: pensare di lasciare inalterati compiti istituzionali levando vantaggi istituzionali è intelligente? Se i farmacisti non devono avere vantaggi rispetto i supermercati allora o i supermercati si beccano gli stessi doveri o elimini i doveri ad entrambi: che solo le farmacie debbano per alcune medicine anticipare l'importo aspettando poi il rimborso dallo Stato è scorretto).

Chiusa la parentesi dei governi. Avanti con il livello teorico/storico.

Mingardi dice che il liberismo è ogni tanto di qua, ogni tanto di là. Giusto, concordo. Il libro però non si poggia su tale premessa, bensì che la sinistra STRUTTURALMENTE sia per la meritocrazia e per il merito (QUINDI, la destra no).

Ora, io sono un somaro in storia, ma se in Italia c'è stata una forza politica che è stata fedele alle idee del libero mercato e dell'economia questa è stata la Destra Storica sino a Quintino Sella e Minghetti. Per tali idee infatti essa dovette lasciare la posizione predominante nella vita politica alla Sinistra di Crespi avendo perso molta polarità pur di pareggiare il bilancio.

E la sinistra STRUTTURALMENTE può dare lezioni di economia alla Destra?

Mingardi tempo fa scrisse con Paolo Zanotto (anche lui del Bruno Leoni) un libro, "Colpire uno per educarne cento", sulla gestione del caso Microsoft da parte della Commissione Anti-Trust di Mario Monti. In pratica da tale caso gli autori muovono fondate critiche al concetto stesso di Anti-Trust in quanto è uno strumento politico buono solo a distorcere il mercato, confondere imprenditori e consumatori, offrire assistenza sociale ad aziende perdenti nella sostanza.

Di grazia, per Mingardi chi si avvicinerebbe più a questa concezione? La Sinistra, che STRUTTURALMENTE pone la società organizzata come sistema in cui c'è chi comanda e chi ubbidisce PER LEGGE CODIFICATA, o la Destra che pur avendo altrettanti "geni" regolatori può vantare anche gli unici (pochi) liberisti italiani in senso anglosassone (come Luigi Einaudi)?

Come può una forza politica che indica il mercato come semplice strumento di distribuzione di moneta imperfetto a meno che non ci mettano mano i Migliori (accentrando così la gestione dei cambiamenti della società, come se essa non fosse il frutto tacito, non voluto ed inintenzionato di tutti gli attori economici partecipanti (Ludwig von Mises, "Socialismo")) proclamarsi liberista per natura, cioè pronta a distribuire forconi e pedate ad auto-incensanti Ingegneri Sociali che vogliono "migliorare secondo quanto richiede la società contro il particolare egoismo dei possessori dei mezzi di produzione" contro il laisser-faire, laisser passer? (Questo significa la frase citata di Fabio Mussi, non no taxation without representation)

Può il liberista essere dalla parte della regolamentazione della società a priori? Delle due l'una: o si è liberisti (fuori lo Stato dal mercato) o si è interventisti/statalisti (fuori il mercato dello Stato). Tertium non datur.

Non è neanche un problema "tot a destra, tot a sinistra". Non è una questione quanti ce ne siano oggi, dove e con quanta visibilità: personalmente voterei Franco De Benedetti, Antonio Martino o Giancarlo Pagliarini se capitasse l'occasione piuttosto che Berlusconi, Casini o Tabacci. In economia preferisco un radicale oggi e domani piuttosto che un nazionalista tutta la vita.

Il problema è "Chi è cosa?": o ci si mantiene su certe linee portanti del discorso politico, dando a Cesare quello che è di Cesare ed a Comte quello che è di Comte, o si genera solo confusione tra storia e cronaca, rendendo così invisibili gli effetti di ampia portata nel quotidiano ed esaltando mode passeggere come se fossero la premiata coppia "Progresso ed Evoluzione".



PS Mingardi dice di non entusiasmarsi come liberista alla proposta dell'alzabandiera. A parte il fatto che il liberismo è l'applicazione delle idee liberali in economia per cui è fuori luogo la dicotomia liberista si/no in questo frangente, come idea è ben più importante di quello che sembra, visto che patriottismo (responsabilità politica del singolo nella comunità) e libertà economica (responsabilità economica del singolo nella comunità) vanno a braccetto, come insegnava Luigi Einaudi e come non capiva Benedetto Croce.

Ricchezza senza libertà è il sistema asiatico, dove si dipende dalla benevolenza del tiranno.

Libertà senza ricchezza è il sistema che dura poco, visto che si campa alla giornata, con grande allegria di predatori, invasori meglio organizzati e cataclismi naturali.

Nessuno ha convinzioni slegate le une dalle altre: tutte si rifanno ad un medesimo sistema di coordinate etiche e filosofiche implicite. Eventuali discordanze tra alcune idee dipendono da accidenti come eventi e dimostrazioni falsate.

Il che critica pure un'altra opinione di Mingardi in base alla quale su questioni come aborto ed eutanasia poco c'entrino le convinzioni economiche.


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categoria: politica, economia, destra, libertarismo, liberismo

venerdì, 03 agosto 2007

Buone Vacanze!!!





Riprenderò intorno metà settembre, spero in modo più frequente
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giovedì, 19 luglio 2007

INGEGNERIA INFORMATICA: CUI PRODEST?




Si fa un gran parlare della necessità di ingegneri informatici: ma si sa di quello che si parla?

Qualche pensiero danzante, ad uso e consumo specialmente dei maturandi.



L'INGEGNERE NON PUO' FARE TUTTO

Molte matricole all'inizio non sanno la differenza tra questi corsi di laurea, complici anche le guide all'orientamento che ad ogni corso dicono "In questo corso di laurea si otterrà una forte specilizzazione del campo coniugata ad un'elasticità mentale che permetterà al laureato di lavorare anche in campi diversi".

Bischerate: i passaggi di settore non sono mai banali e poi richiedono sempre la capacità di colmare l'esperienza di uno del settore, anche uno studente (quindi parlo di anni). Un matematico può risolvere problemi di economia? Si ma io tenderei a metterlo alle dipendenze di un economista, in linea di massima.

Per cui lasciate da parte incroci culturali e specializzatevi per bene negli argomenti base: il resto verrà da sè.

Anche se in effetti economia è più semplice di ingegneria... ;)

L'INGEGNERE INFORMATICO DEVE ESSERE UN BUON MATEMATICO

Non se la prendano gli hacker, ma dubito che un buon informatico non capisca nulla di matematica.

L'informatica è innanzitutto "capire come funzionano i sistemi macroscopici" e "calcolo". Per la prima bisogna studiare sistemi complessi (es. evoluzioni di termodinamica), per i secondi capire i meccanismi di calcolo.

Chi è un buon informatico? Chi realizza software complesso? No, ma chi riesce a minimizzare le lentezza ed a migliorare i processi di calcolo.

Quindi poche ciance: mettetevi esami di matematica (dicreta se possibile, perchè di analisi in effetti se ne vede poca: derivate ed equazioni differenziali ne vedrete giusto un po' negli esami di fisica e analisi: gli elettronici fanno molta più matematica del continuo di noi); nel piano magari rinviate esami dai nomi altisonanti ma che di sostanza hanno poco.

L'INGEGNERE INFORMATICO NON E' UN ELETTRONICO

Uh! Mi painge il cuore perchè a me elettronica era piaciuta (almeno, più di teoria dei segnali o di reti di telecomunicazioni; non che ci voglia molto. Per me peggio di queste solo un calcio sulle natiche ma vabbè...).

Volete lavorare nell'industria dei sistemi digitali dedicati nel lato del software? Ocio, dovete conoscere bene l'elettronica e non è affatto semplice. Per ora non c'è molto in Italia come imprese per cui temo sarete costretti poi a cambiare settore.

Non è un gran periodo per il silicio questo, almeno in Italia...

IMPARATEVI L'INGLESE E POI IL TEDESCO

Alcuni testi sono in inglese che se scritti da Italiani: quindi mettetevi il cuore in pace: dovete imparare almeno a leggerlo e capirlo, anche da soli, sennò addio esame e laurea. Il sottoscritto si è fatto fuori per "Informatica 3" Programming Computer Languages di Carlo Ghezzi e Dino Mandrioli, che insegnano dove ho studiato io.

O così o così.

Dopo l'inglese, il tedesco perchè se non si muove la Germania non si muove nulla (come industria) ed in più serve per i nuovi paesi dell'Est (per il lavoro, non per la fauna femminile ;)).

Lo spagnolo ed il francese già mi pare siano meno importanti per il nostro settore (notizia desunta dal corriere della sera di novemre/dicembre 2006: era in uno speciale del lavoro del venerdì).

USATE E STUDIATE SISTEMI LIBERI (GNU/LINUX E *BSD)

Andate in un LUG vicino a voi: prendete un computer scassato ma funzionante; installateci sopra GNU/Linux (non usate una distribuzione semplice: usate Gentoo, Debian, Slackware, Archlinux) o un sistema BSD (direi FreeBSD).

Usatelo; studiate la documentazione; fate modifiche; createvi degli script; installate e disinstallate. L'informatica si capisce solo mettendoci le mani sopra.

Lasciate perdere Windows o Mac: USATE SISTEMI APERTI IN TUTTO! O sudate e capite per bene come funzionano le macchine o sarete tecnici buoni solo a digitare qualche tasto ma destinate a piantarvi alla prima occasione un po' eterodossa.

Vi ho avvisato.

IMPARATE C/C++

Oggi molte aziende richiedono Java, XML, database con tutto ciò che gira intorno. Io consiglio il C e poi il C++ comeprimi linguaggi. Java è più semplice e più veloce ma il C vi insegna a programmare per bene e vi da gli strumenti per mettere davvero le mani in pasta e ottimizzare il più possibile. il C/C++ sono come il latino ed il greco per l'umanista: oggi nessuno li usa nel quotidiano, ma quando c'è necessità sono una mano santa.

E' più semplice cominciare da C/C++ e poi imparare Java (perchè si consoce la struttura sotto) che non viceversa (dovreste infatti fare piazza pulita del consociuto)

PARTECIPATE AD UN PROGETTO OPEN SOURCE

Andate su sourceforge o freashmeat o altri siti dove ci sono progetti su cui potete lavorare liberamente (come tigris.org per l'ingegneria del software); vedetevi un progetto, se vi piace scaricatelo, vedete cosa va e cosa no, leggete la documentazione.

Mandate ad uno del progetto una mail in cui dite che avete visto il software e che pensavate di aggiustare una certa cosa E CHE SIETE DISPONIBILI, ANCHE SOLO A TRADURRE/AGGIUSTARE LA DOCUMENTAZIONE O A FARE DEI SEMPLICI TEST.

9,99 volte su 10 la risposta sarà (specie per la documentazione): VUOI COLLABORARE? A NOI FAREBBE PIACERE!

Fatelo. La documentazione va benissimo per iniziare visto che ce n'è poca specie in più lingue.

Collaborare ad un progetto (anche stupido) è un bel biglietto da visita per il mod professionale.

BUONA UNIVERSITA'

Se vuoi uscire di casa in Italia legalmente sono tutte uguali, in realtà penso di no. Io consiglio il Politecnico di Torino (dove originariamente sarei dovuto andare) o il Politecnico di Milano (quest'anno al CEFRIEL 8° migliore gruppo di ricerca nell'ingegneria del software (campo in cui ho fatto la tesi) nel mondo, davanti Germania, Stanford e MIT di Boston: enjoy!). Meglio le grandi città e considera che Milano è il centro per l'informatica mentre Torino mi pare si stia risvegliando.

Altri centri buoni sono Pisa, Padova, Ancona (più per il lato elettronico però) ed il Politecnico di Bari. Catania è buona per l'elettronica per la presenza della ST ma è un altro campo.

Evitate sedi "allegre":perdereste solo il vostro tempo ed ORA non ve lo potete permettere.

L'INGEGNERE NON E' UN PROGRAMMATORE, PIUTTOSTO UNO SVILUPPATORE

Molti usano i due termini come sinonimi: in realtà il programmatore programma ed amen; lo sviluppatore:

->programma;

->crea i test;

->scrive la documentazione;

->progetta l'architettura generale del sistema;

->verifica l'usabilità del programma;

->sente il cliente per la manutenzione del sistema,

->risolve i bug;

->scrive le specifiche software;

E' un bel po' diverso...

L'INGEGNERE DEVE CONOSCERE L'ECONOMIA

Si lo so è un'emerita rottura di scatole: per me economia è stato l'esame che più mi ha fatto stancato mentalmente.

Va studiata non la macroeconomia o le varie teorie (per questo basta leggersi il blog di Ventinove Settembre e leggersi qualche libro della scuola marginalistica austriaca). A noi serve la microeconomia: cosa sono i centri di costo, come leggere un bilancio etc.

Prima o poi lasceremo lo sviluppo a basso livello del software ad altre persone più giovani e ci toccherà DIRIGERE UN TEAM DI SVILUPPO!!

SAREMO MANAGER!!



Ma di questo parleremo in futuro... con la laurea in tasca! ;)






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categoria: universitÃ